Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese

Analisi e commento dei Dialoghi con Leucò: la passione per la mitologia de “I fuochi” (Dialogo tra due pastori), le disperazioni amorose de “L’inconsolabile” (Dialogo tra Orfeo e Bacca) e la morte di un grande scrittore.

Introduzione

I Dialoghi con Leucò (1947) di Cesare Pavese (1908 – 1950) sono un vero gioiello che fu molto caro allo stesso autore. Pavese sosteneva di aver trovato una nuova forma che sintetizza molti filoni[1] ed era anche quello il libro che teneva sul comodino quando si suicidò nella notte del 26 agosto del 1950 nell’albergo Roma in Piazza Carlo Felice a Torino. I Dialoghi con Leucò non sono sicuramente la prima opera con cui associamo Pavese e anche nel 1947 l’accoglienza non era stata particolarmente entusiasmante. In fondo non sempre il giudizio dei lettori coincide con quello dell’autore.

Continua a leggere

Le Confessioni di Agostino: aspetti filosofico – morali

Analisi di un classico della cultura occidentale

Introduzione

Augustinus Aurelius noto anche con il nome di Sant’Agostino o Agostino d’Ippona fu un filosofo, vescovo e teologo di lingua latina nonché padre della Chiesa.[1] Nacque il 12 novembre del 354 a Tagaste in Numidia, l’odierna Souk Ahras in Algeria. In quei tempi il Nordafrica era il granaio dell’Impero Romano nonchè un’ottima fonte di tasse. Agostino era di etnia berbera ma di cultura ellenistica-romana e insieme ad Apuleio uno dei pochi scrittori latini di origini nordafricane che leggiamo ancora oggi. Sappiamo molto della sua vita grazie alle Confessioni (Confessionum libri XIII) che scrisse all’età di 44 anni nel 398 quando ormai era vescovo di Ippona. Nelle Confessioni Agostino non narra soltanto la sua vita a Dio menzionando la sua conversione al Cristianesimo come esempio per altri, ma presenta al lettore anche i travagli della sua anima che rendono l’opera straordinariamente moderna.

Continua a leggere

Letteratura e animali 1: Montaigne e Kundera

I Saggi e L’insostenibile leggerezza dell’essere


Saevitia in bruta est tirocinium crudelitatis in homines[1]

The greatness of a nation and its moral progress can be
judged by the way its animals are treated
[2]

Introduzione

Forse Michel de Montaigne (1533 – 1592) è stato uno dei primi animalisti della storia del pensiero e nei suoi scritti colpisce soprattutto l’umanità e il reciproco rispetto che contraddistingue il suo rapporto con gli animali. Nei Saggi Montaigne riflette sugli animali soprattutto nel 12° Capitolo del secondo libro, l’Apologia di Raymond Sebond[3]. Si tratta del capitolo più lungo (circa 200 pagine) degli Essais ed è stato pubblicato anche separatamente. Oltre all’Apologia di Sebond nei Saggi c’è un secondo capitolo, l’undicesimo del secondo libro dal titolo Della crudeltà che parla della caccia e dei diritti che dovrebbero avere gli animali innocenti. Considerando l’epoca in cui scrisse i Saggi stupisce la conoscenza approfondita che Montaigne aveva degli animali. A metà del Cinquecento intuiva conoscenze e capacità che solo secoli dopo furono confermati dalla scienza. In questo primo articolo sugli animali verranno analizzate le prese di posizione di Montaigne nei loro confronti ed un capitolo di un noto romanzo di Milan Kundera (L’insostenibile leggerezza dell’essere). Oltre a riuscire nell’impresa di indurre il lettore alla tristezza e alla compassione per la malattia e la successiva morte di un cane di nome Karenin, Kundera riflette anche in altri contesti sul comportamento discutibile dell’uomo nei confronti degli animali. Pur provenendo da epoche e contesti culturali molto diversi gli atteggiamenti di Montaigne e Kundera sugli animali presentano molti parallelismi. Il secondo articolo sugli animali sarà invece dedicato alle ricerche scientifiche di Jennifer Mather dell’Università di Lethbridge sugli invertebrati e ad una pubblicazione di J.M. Coetzee dal titolo The Lives of Animals (La vita degli animali).

Continua a leggere

La Sicilia letteraria 1 – I primi romanzi di Gesualdo Bufalino

L’intertestualità in Diceria dell’untore e Le Menzogne della notte

Introduzione

La parola ha preceduto la luce e non viceversa: Fiat Lux e la luce fu.[1]

Se cerchiamo di immaginare una mappa letteraria dell’Italia il primo posto spetta senza dubbio alla Sicilia che ha dato i natali ad un numero impressionante di grandissimi scrittori. Non ho mai messo piede sull’isola più grande dell’Italia. L’unica Sicilia che conosco è quella letteraria. Nella testa mi risuonano frammenti di poesie, l’ombra dietro i vetri che ci spia, i pugni di peste, il carrubo dentro la mente e il baule di parole sbagliate.[2] Sento la voce del venditore di panelle e il loro sapore in bocca. Ho davanti agli occhi la strada tra Comiso e Vittoria sotto la grandine tra i fichi d’india sulla quale fece l’incidente fatale Gesualdo Bufalino. Poco fa ho finalmente visto in mostra a Milano il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina del museo Mandralisca di Cefalù al quale Vincenzo Consolo ha eretto un monumento in letteratura con il suo romanzo Il sorriso dell’ignoto marinaio (1976).

Continua a leggere

“L’opera di Rabelais e la cultura popolare” di Michail Bachtin

Cultura del riso, Carnevale e Realismo grottesco

Michail Michajlovič Bachtin

Le vicissitudini della vita e dell’opera del critico letterario e filosofo russo Michail Michajlovič Bachtin (1895 – 1975) sono strettamente legate alla situazione politica del suo paese di origine. Come molte delle sue opere, il saggio dal titolo “L’opera di Rabelais e la cultura popolare” [Rabelais and His World – Творчество Франсуа Рабле и народная культура средневековья и Ренессанса] su Gargantua e Pantagruele fu scritto già negli anni Trenta ma la pubblicazione poté avvenire soltanto nel 1965. Il pubblico occidentale ebbe l’occasione di conoscere l’opera tre anni dopo, nel 1968 grazie alla traduzione inglese di Helene Iswolsky. La prima versione italiana fu pubblicata nel 1979 dall’Einaudi.

Continua a leggere

Gargantua e Pantagruele di François Rabelais

Recensione e analisi di Gargantua e Pantagruele, un classico del Rinascimento francese

Sull’autore François Rabelais

François Rabelais nasce il 4 febbraio del 1493 (o del 1494) vicino a Chinon, nella Valle della Loira. Rappresenta il classico esempio di un uomo universale del Cinquecento che si dedica a varie discipline: letteratura, umanesimo, teologia, legge e medicina. Figlio di un avvocato, inizialmente segue le orme del padre e fino al 1510 compie studi di legge. Nel 1520 prende gli ordini ed entra in un convento francescano dove si dedica agli studi e alle letture dei classici greci e latini, eseguendo anche delle traduzioni.

Continua a leggere

L’aspetto anticlericale del Naturalismo francese

Analisi e commento de Il dottor Pascal di Émile Zola e Una vita di Guy de Maupassant

Introduzione

Il movimento letterario del Naturalismo fu fondato nella seconda metà del 19° secolo in Francia. A causa delle scoperte scientifiche dell’epoca furono messi in dubbio sia la religione in sé che i vari dogmi e ogni tipo di superstizione. Nelle opere naturaliste incontriamo sovente una marcata posizione anticlericale che mette a nudo non soltanto quanto siano superati la fede cieca e il pensiero dogmatico, ma anche quante sofferenze inutili causino. Émile Zola e Guy de Maupassant figurano tra i maggiori rappresentanti del Naturalismo. In Italia questo movimento ispirò il Verismo (Verga, Capuana) degli ultimi decenni dell’Ottocento che condivise con il movimento francese l’ispirazione positivista e la fiducia nella scienza.

Continua a leggere

“Le vicende del bravo soldato Švejk” di Jaroslav Hašek

Analisi e commento dell’aspetto antimilitarista e antiasburgico dell’opera di Hašek

Introduzione

Le vicende del bravo soldato Švejk (Osudy dobrého vojáka švejka) risalgono al 1921 e costituiscono l’unico romanzo dello scrittore ceco Jaroslav Hašek (1883 – 1923). Nonostante la vena comica, nello Švejk predominano un forte atteggiamento anti-absburgico e una marcata posizione antimilitarista. Il sottotitolo recita Durante la guerra mondiale ma si tratta perlopiù di una mera locuzione temporale perché il soldato Švejk non arriva mai al fronte. Si parla ovviamente della prima guerra mondiale nella quale l’autore fu chiamato sotto le armi anche se disertò già nel 1915 consegnandosi prigioniero ai russi. Quando aggiunse il sottotitolo, Hašek non poteva certo sapere che pochi decenni dopo avrebbe avuto luogo una seconda carneficina mondiale.

Continua a leggere

I Saggi (Essais) di Michel de Montaigne

Recensione, analisi e commento all’edizione critica di André Tournon tradotta da Fausta Garavini

Introduzione

I Saggi di Montaigne non sono dei trattati brevi, ma delle autoanalisi che un uomo conduce su se stesso. La parola “saggio” viene infatti intesa nel senso di prova e esperimento. Proprio perché non si prefiggono uno scopo didattico, i Saggi costituiscono delle vere perle di saggezza. Già nell’introduzione al lettore che reca la data del primo marzo 1580, Montaigne chiarisce di essere egli stesso la materia del suo libro. I Saggi tuttavia sono lungi da essere un’autobiografia o un diario perché “Non sono le mie azioni che descrivo, è me stesso, è la mia essenza.”[1]

Continua a leggere

Miguel Cervantes, “Don Chisciotte della Mancia”

Recensione, analisi e commento della traduzione italiana di Vittorio Bodini


Introduzione

El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha non è solo un classico della letteratura spagnola ma una parodia davvero comica e buffa che a 400 anni dalla sua pubblicazione riesce ancora a far divertire i suoi lettori. Trae ispirazione dai poemi cavallereschi alla Ariosto e Boiardo e ai romanzi picareschi (Arcadia, Diana, Lazarillo de Tormes) facendone una parodia. Nell’opera si trovano diversi riferimenti intertestuali ad altre opere soprattutto al Amadís de Gaula di Garci Rodríguez de Montalvo del 1508, un romanzo cavalleresco molto popolare all’epoca.

Continua a leggere