Analisi letteraria e artistica di miti classici tratti dalle Metamorfosi di Ovidio
Il primo gusto che presi ai libri mi venne dal diletto
delle favole delle Metamorfosi di Ovidio. Infatti all’età di
sette o otto anni circa, mi privavo di ogni altro piacere
per leggerle; tanto più che quella lingua era la mia lingua
materna, e che era il libro più facile che conoscessi,
e il più adatto alla mia tenera età, a causa della materia.[1]
Montaigne
Mi ha sempre colpito questo resoconto di Montaigne perché anch’io ho conosciuto le “favole” delle Metamorfosi più meno alla stessa età in un libro per bambini che si intitolava Die schönsten Sagen des klassischen Altertums (Le più belle leggende dell’antichità classica). Leggevo questa raccolta di miti classici come se fossero fiabe di Hans Christian Andersen e dei fratelli Grimm. Anni dopo, all’università ho scoperto che quella raccolta perseguiva l’obiettivo di riassumere i miti più importanti dell’antichità in prosa. Quando li lessi da bambina per me erano semplicemente favole o leggende come per Montaigne. La parola mythos (μῦθος) in greco significa racconto, favola o leggenda. In fondo i confini tra mito, leggenda e fiaba sono abbastanza sfumati. Il mito spesso narra le imprese degli dèi (o di Dio) quindi è più un genere sacro, le leggende raccontano episodi storici spesso idealizzati di determinate zone geografiche e le favole solitamente sono inventate e contengono elementi fantastici. Cesare Pavese presenta i suoi Dialoghi con Leucò che hanno come oggetto i miti greci con le seguenti parole: “Pavese si è ricordato di quand’era a scuola e di quel che leggeva: si è ricordato dei libri che legge ogni giorno, degli unici libri che legge.[2] La mitologia in effetti non passa mai di moda e ha da sempre affascinato grandi e piccoli. I temi, i motivi e le figure della mitologia hanno profondamente influenzato la letteratura, ma anche l’arte e la musica.
