La Consolazione della filosofia di Severino Boezio

Analisi e commento de La Consolazione della filosofia di Boezio, opera ponte tra antichità e Medioevo

Potrai mai comandare a uno spirito libero?
Potrai muovere dal proprio stato di quiete una mente
equilibrata ferma nella  sua razionalità?[1]

Introduzione

Insieme ad Agostino d’Ippona, Boezio è senza dubbio una delle auctoritates medievali le cui idee nei lunghi secoli che ci separano da loro non hanno perso attualità. Il caso peraltro vuole che i filosofi siano entrambi sepolti a Pavia, nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro. Severino Boezio fu un filosofo neoplatonico, senatore, studioso e teologo romano della tarda antichità che ebbe una profonda influenza sulla filosofia medievale. La sua opera più famosa è la Consolazione della filosofia (De Consolatione philosophiae) che fu composta in prigione, negli anni ‘20 del VI. secolo. La prima traduzione dal latino in volgare risale già al IX. secolo e fu opera del re Alfredo d’Inghilterra, un accanito mecenate e promotore della cultura. Siamo di fronte ad un prosìmetro, un’opera mista tra prosa e versi dalla quale trasse ispirazione anche Dante Alighieri per la sua Vita Nuova

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Il Trattato teologico-politico di Baruch Spinoza

Analisi e commento dei concetti di libertà, di tolleranza e del Dio di Spinoza esposti all’interno del Trattato teologico-politico

Philosophieren ist spinozieren
Georg Wilhelm Friedrich Hegel[1]

Introduzione

Sono passati tre secoli e mezzo da quando Spinoza pubblicò quest’opera ma essa non ha perso un briciolo della sua attualità, anzi è contemporanea come mai prima, forse perché nonostante la storia ci abbia insegnato che la libertà di pensiero è uno dei beni maggiori da difendere sempre e ovunque ci troviamo in un momento in cui il dissenso viene di nuovo considerato eretico. Forse è veramente come dice Spinoza, nelle avversità le persone non solo implorano consiglio ma seguono qualsiasi suggerimento per quanto assurdo sia. Facendo ciò commettono però un reato contro uno dei fondamenti dello Stato, la libertà di opinione. Spinoza si schiera contro l’intolleranza religiosa e ambisce una società secolarizzata, in cui ognuno è libero di praticare la religione a modo suo. Il suo sistema politico ideale è la democrazia, in quanto meno soggetta ad abusi di potere e adatta a sviluppare la libertà. Egli aborrisce la costrizione assoluta e qualsiasi tipo di violenza. Parliamo di uno dei personaggi più illuminati di tutta la storia della filosofia, sul quale molti però hanno un’idea sbagliata. Attraverso l’analisi delle sue idee religiose e politiche esposte nel Trattato teologico-politico cerchiamo di gettare un po’ di luce su un personaggio spesso immeritatamente criticato, scomunicato dagli Ebrei, mal visto dai Calvinisti e censurato dai Cattolici nonché dalla “liberissima” Corte d’Olanda. Scopriremo che non solo non era ateo, ma riusciva a cogliere l’essenza della religione come pochi prima di lui oltre ad essere un esempio di tolleranza in tutti gli ambiti della vita.

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Le Confessioni di Agostino: aspetti filosofico – morali

Analisi di un classico della cultura occidentale

Introduzione

Augustinus Aurelius noto anche con il nome di Sant’Agostino o Agostino d’Ippona fu un filosofo, vescovo e teologo di lingua latina nonché padre della Chiesa.[1] Nacque il 12 novembre del 354 a Tagaste in Numidia, l’odierna Souk Ahras in Algeria. In quei tempi il Nordafrica era il granaio dell’Impero Romano nonchè un’ottima fonte di tasse. Agostino era di etnia berbera ma di cultura ellenistica-romana e insieme ad Apuleio uno dei pochi scrittori latini di origini nordafricane che leggiamo ancora oggi. Sappiamo molto della sua vita grazie alle Confessioni (Confessionum libri XIII) che scrisse all’età di 44 anni nel 398 quando ormai era vescovo di Ippona. Nelle Confessioni Agostino non narra soltanto la sua vita a Dio menzionando la sua conversione al Cristianesimo come esempio per altri, ma presenta al lettore anche i travagli della sua anima che rendono l’opera straordinariamente moderna.

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I Saggi (Essais) di Michel de Montaigne

Recensione, analisi e commento dei Saggi di Montaigne nell’edizione critica di André Tournon

Introduzione

I Saggi di Montaigne non sono dei trattati brevi, ma delle autoanalisi che un uomo conduce su se stesso. La parola “saggio” viene infatti intesa nel senso di prova e esperimento. Proprio perché non si prefiggono uno scopo didattico, i Saggi costituiscono delle vere perle di saggezza. Già nell’introduzione al lettore che reca la data del primo marzo 1580, Montaigne chiarisce di essere egli stesso la materia del suo libro. I Saggi tuttavia sono lungi da essere un’autobiografia o un diario perché “Non sono le mie azioni che descrivo, è me stesso, è la mia essenza.”[1]

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