{"id":2669,"date":"2026-07-01T13:01:00","date_gmt":"2026-07-01T11:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/?p=2669"},"modified":"2026-07-01T17:48:11","modified_gmt":"2026-07-01T15:48:11","slug":"analisi-di-miti-classici-dalle-metamorfosi-di-ovidio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/2026\/07\/01\/analisi-di-miti-classici-dalle-metamorfosi-di-ovidio\/","title":{"rendered":"Analisi di miti classici dalle Metamorfosi di Ovidio"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><strong>Analisi letteraria e artistica di miti classici tratti dalle <em>Metamorfosi<\/em> di Ovidio<\/strong><\/h1>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-small-font-size wp-block-paragraph\"><em>Il primo gusto che presi ai libri mi venne dal diletto<br>delle favole delle Metamorfosi di Ovidio. Infatti all\u2019et\u00e0 di<br>sette o otto anni circa, mi privavo di ogni altro piacere<br>per leggerle; tanto pi\u00f9 che quella lingua era la mia lingua<br>materna, e che era il libro pi\u00f9 facile che conoscessi,<br>e il pi\u00f9 adatto alla mia tenera et\u00e0, a causa della materia.<a href=\"#_ftn1\" id=\"_ftnref1\">[1]<\/a><\/em><br>Montaigne<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi ha sempre colpito questo resoconto di Montaigne perch\u00e9 anch\u2019io ho conosciuto le &#8220;favole&#8221; delle <em>Metamorfosi<\/em> pi\u00f9 meno alla stessa et\u00e0 in un libro per bambini che si intitolava <em>Die sch\u00f6nsten Sagen des klassischen Altertums<\/em> <em>(Le pi\u00f9 belle leggende dell&#8217;antichit\u00e0 classica)<\/em>. Leggevo questa raccolta di miti classici come se fossero fiabe di Hans Christian Andersen e dei fratelli Grimm. Anni dopo, all\u2019universit\u00e0 ho scoperto che quella raccolta perseguiva l\u2019obiettivo di riassumere i miti pi\u00f9 importanti dell\u2019antichit\u00e0 in prosa. Quando li lessi da bambina per me erano semplicemente favole o leggende come per Montaigne. La parola <em>mythos<\/em> <em>(\u03bc\u1fe6\u03b8\u03bf\u03c2)<\/em> in greco significa racconto, favola o leggenda. In fondo i confini tra mito, leggenda e fiaba sono abbastanza sfumati. Il mito spesso narra le imprese degli d\u00e8i (o di Dio) quindi \u00e8 pi\u00f9 un genere sacro, le leggende raccontano episodi storici spesso idealizzati di determinate zone geografiche e le favole solitamente sono inventate e contengono elementi fantastici. Cesare Pavese presenta i suoi <em><a href=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/2020\/10\/06\/dialoghi-con-leuco-di-cesare-pavese-analisi-e-commento\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Dialoghi con Leuc\u00f2<\/a><\/em> che hanno come oggetto i miti greci con le seguenti parole: &#8220;Pavese si \u00e8 ricordato di quand&#8217;era a scuola e di quel che leggeva: si \u00e8 ricordato dei libri che legge ogni giorno, degli unici libri che <em>legge<\/em>.<a href=\"#_ftn12\" id=\"_ftnref12\">[2]<\/a> La mitologia in effetti non passa mai di moda e ha da sempre affascinato grandi e piccoli. I temi, i motivi e le figure della mitologia hanno profondamente influenzato la letteratura, ma anche l&#8217;arte e la musica.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Introduzione<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nelle <em>Metamorfosi<\/em> di Ovidio gli episodi mitologici sono raccontati con una visivit\u00e0 tale che nei secoli a venire hanno ispirato innumerevoli opere d\u2019arte. Molti di noi le hanno lette a scuola, ma ricordano soprattutto alcuni episodi isolati e gli esametri. Apparentemente Ovidio salta da palo in frasca, ma in verit\u00e0 gli episodi non sono sconnessi. Insieme formano un mosaico, un complesso di scene legate dal leitmotiv della <em>metamorfosi<\/em>. Il ritmo della narrazione \u00e8 molto veloce, come se si trattasse di un film dove le immagini scorrono e si susseguono rapidamente. Pur essendo privo della caratteristica struttura a matrioska, l&#8217;approccio narrativo delle <em>Metamorfosi<\/em> presenta qualche somiglianza con le <em>Mille e una Notte<\/em> in quanto la passione per il racconto costituisce la vera essenza dell\u2019opera. Infatti innumerevoli autori posteriori ne furono ispirati, basti pensare al <em>Midsummer Night\u2019s Dream<\/em> di Shakespeare, a Dante Alighieri e anche a Johann Wolfgang von Goethe. Ovidio stesso fu a sua volta sicuramente influenzato da Omero, Virgilio e Ennio. La sua opera raggiunse l\u2019apice di popolarit\u00e0 nell\u2019epoca barocca, ma gi\u00e0 nel Medioevo i nobili decoravano i loro castelli con arazzi raffiguranti scene tratte dalle <em>Metamorfosi<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le <em>Metamorfosi<\/em> furono composte tra il 1 d.C. e l\u20198 d.C e verosimilmente erano gi\u00e0 terminate prima che <a href=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/2026\/05\/09\/esilio-di-ovidio-a-tomi-e-immortalita-dell-anima\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Ovidio fosse mandato in esilio<\/a>. Comprendono 15 libri e sono scritte in esametri. Non vi \u00e8 nessuna struttura narrativa centrale, l\u2019unico leitmotiv che unisce il tutto sono le metamorfosi. Leggiamo di circa 250 metamorfosi di personaggi della mitologia antica, soprattutto greca e italica. Ovidio non fa nessuna differenza tra gli d\u00e8i e gli esseri umani, in tutto il poema regna una contiguit\u00e0 tra loro. Italo Calvino sottolinea la rapidit\u00e0 della narrazione: \u201cLe Metamorfosi sono il poema della rapidit\u00e0: tutto deve succedersi a ritmo serrato, imporsi all\u2019immaginazione, ogni immagine deve sovrapporsi a un\u2019altra immagine, acquistare evidenza, dileguare. E\u2019 il principio del cinematografo. [\u2026]\u201d<a href=\"#_ftn12\" id=\"_ftnref12\">[2]<\/a> Le <em>Metamorfosi<\/em> sono infatti un poema visivo in quanto Ovidio possiede la capacit\u00e0 di dipingere con poche pennellate un paesaggio e un\u2019atmosfera che rapidamente lascia spazio a un\u2019altra. Le metamorfosi rappresentano quasi sempre una punizione anche se a volte gli d\u00e8i esaudiscono i desideri dei protagonisti. Questo non \u00e8 sempre un bene: Re Mida aveva chiesto a Bacco come premio che tutto ci\u00f2 che avesse toccato diventasse oro, rischiando alla fine di morire di fame.<a href=\"#_ftn13\" id=\"_ftnref13\">[4]<\/a><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Apollo e Dafne<\/strong> <\/h2>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"464\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Apollo_and_Daphne_Bernini.jpg\" alt=\"Gian Lorenzo Bernini: Apollo e Dafne Wiki Commons \/ Architas\" class=\"wp-image-2688 lazyload\" data-srcset=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Apollo_and_Daphne_Bernini.jpg 300w, https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Apollo_and_Daphne_Bernini-194x300.jpg 194w\" data-sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 300px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 300\/464;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Gian Lorenzo Bernini: Apollo e Dafne Wiki Commons \/ Architas<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo libro delle <em>Metamorfosi<\/em> inizia con la nota classificazione delle et\u00e0 del mondo, l\u2019et\u00e0 dell\u2019oro, l\u2019et\u00e0 dell\u2019argento, l\u2019et\u00e0 del bronzo e l\u2019et\u00e0 del ferro duro. Oltre all\u2019origine del mondo Ovidio descrive anche il cielo dove dimorano gli d\u00e8i. \u201cC\u2019\u00e8 in alto nel cielo una via, che si vede quand\u2019\u00e8 sereno. Lattea si chiama, e spicca proprio per il suo candore.\u201d<a href=\"#_ftn14\" id=\"_ftnref14\">[5]<\/a> Molte descrizioni dell\u2019Olimpo assomigliano alla Roma dell\u2019epoca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel primo libro incontriamo la figura di Febo o Apollo che a causa di una freccia di Cupido si innamora perdutamente di Dafne, la figlia di Peneo, dio del fiume. Insegue la ninfa, ma l\u2019amore non \u00e8 corrisposto e Dafne prega suo padre Peneo di trasformarla in qualche altra forma per evitare la violenza. Peneo allora la trasforma in un albero d\u2019alloro. \u00abPoich\u00e9 non puoi essere moglie mia, sarai almeno il mio albero. O alloro, sempre io ti porter\u00f2 sulla mia chioma, sulla mia cetra, sulla mia faretra. [\u2026]\u00bb<a href=\"#_ftn15\" id=\"_ftnref15\">[6]<\/a> In greco antico il nome D\u00e1phne significa alloro (\u0394\u03ac\u03c6\u03bd\u03b7).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gian Lorenzo Bernini scolp\u00ec una splendida statua di <em>Apollo e Dafne<\/em> conservata alla Galleria Borghese di Roma. Quando inizi\u00f2 l\u2019opera, aveva poco pi\u00f9 di 20 anni e la statua in marmo raffigura il momento esatto in cui Dafne, ancora con sembianze umane, diventa alloro con le foglie che le spuntano gi\u00e0 dalle mani e dai piedi. La scultura \u00e8 un capolavoro anche per la rappresentazione dei movimenti dei due protagonisti che sono entrambi molto dinamici. Fu infatti fin da subito accolta con entusiasmo e non ha perso nulla della sua attrattiva nei secoli seguenti. Il barocco del resto non costitu\u00ec soltanto l\u2019apice della popolarit\u00e0 di Bernini, ma anche delle <em>Metamorfosi<\/em> di Ovidio.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Fetonte e il carro solare<\/strong><\/h2>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"477\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/GustaveMoreau04_WIKI_PD.jpg\" alt=\"Gustave Moreau: La caduta di Fetonte (1878)\" class=\"wp-image-2674 lazyload\" data-srcset=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/GustaveMoreau04_WIKI_PD.jpg 300w, https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/GustaveMoreau04_WIKI_PD-189x300.jpg 189w\" data-sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 300px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 300\/477;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Gustave Moreau: La caduta di Fetonte (1878)<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019episodio di Fetonte inizia nel primo libro e continua nel secondo. Questa suddivisione arbitraria \u00e9 dovuta al fatto che Ovidio dovette utilizzare dei rotoli di lunghezza prestabilita per stendere il suo poema. Fetonte era figlio del Sole e della principessa etiope Climene e compare gi\u00e0 nell&#8217;Eneide. Egli desiderava raggiungere suo padre, il Sole, per mettersi alla guida del carro. \u201cLascia la sua Etiopia, traversa l\u2019India che si stende sotto le vampe solari, e prestamente arriva dove sorge suo padre.\u201d<a href=\"#_ftn16\" id=\"_ftnref16\">[7]<\/a> L\u2019obiettivo di Fetonte era ottenere il permesso di guidare per un solo giorno i cavalli dai piedi alati. Il padre non era per niente d\u2019accordo perch\u00e9 conscio dei pericoli: \u201cCredimi, figlio, questa \u00e8 l\u2019unica cosa che vorrei rifiutarti. Dissuadere per\u00f2 \u00e8 permesso. Pericoloso \u00e8 quello che vuoi. [\u2026] non \u00e8 da mortale ci\u00f2 che desideri!\u201d<a href=\"#_ftn17\" id=\"_ftnref17\">[8]<\/a> Il figlio non diede retta al padre e si rese conto troppo tardi che sarebbe stato meglio non aver mai toccato i suoi cavalli. Sotto di s\u00e9 vide la terra accesa da tutte le parti che con molta fatica resistette al calore. \u201cDicono che fu allora che il popolo degli Et\u00edopi, per l\u2019affluire del sangue a fior di pelle, divenne di colore nero; fu allora che la Libia, evaporati tutti gli umori, divenne un deserto;\u201d<a href=\"#_ftn18\" id=\"_ftnref18\">[9] <\/a>Persino Atlante fatic\u00f2 a sorreggere sulle spalle l\u2019asse del cielo ormai incandescente. Di lui abbiamo parlato nel <a href=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/2021\/03\/28\/le-operette-morali-di-giacomo-leopardi\/#ercole\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Dialogo d\u2019Ercole e di Atlante<\/a> di Leopardi e la sua figura compare anche nell&#8217;<em>Eneide<\/em> di Virgilio e nell&#8217;<em>Odissea<\/em> di Omero. Fetonte infine cadde dal cielo e fin\u00ec nel grandissimo fiume Po che raffredd\u00f2 il suo viso fumante.<a href=\"#_ftn19\" id=\"_ftnref19\">[10]<\/a> \u201cQui giace Fetonte, auriga del cocchio di suo padre; Non seppe guidarlo e cadde, ma fu impresa grandiosa.\u201d<a href=\"#_ftn20\" id=\"_ftnref20\">[11]<\/a> Il padre fu cos\u00ec affranto per la perdita del figlio che una giornata intera trascorse senza sole.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gustave Moreau raffigura la caduta di Fetonte in un acquarello simbolista del 1878, conservato al Louvre. Non \u00e8 un caso che egli si dedic\u00f2 alla pittura mitologica: fin dall&#8217;infanzia nella ricca biblioteca del padre fu a contatto con le <em>Metamorfosi<\/em> e con altri classici come la <em>Divina Commedia<\/em> e pi\u00f9 tardi lesse i trattati di Vitruvio, Leon Battista Alberti e Leonardo da Vinci. Altre sue opere celebri sono <em>La chimera<\/em>, <em>Edipo e la sfinge<\/em>, <em>Giasone e Medea<\/em> e <em>Orfeo sulla tomba di Euridice<\/em>. E&#8217; inoltre noto per aver illustrato la <em>Teogonia<\/em>, il poema mitologico di Esiodo che fu composto intorno al 700 a.C.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Diana e <strong>Atteone<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Atteone, il nipote di Cadmo, durante una pausa di caccia stava vagando per i boschi e il destino lo port\u00f2 in una grotta dove le ninfe e Diana stavano facendo il bagno nude. Tutte le ancelle cercarono di coprirla ma senza riuscirci poich\u00e8 la dea era pi\u00f9 alta di loro. Per punire il povero Atteone che aveva visto senza colpe la sua nudit\u00e0 con un incantesimo Diana lo trasform\u00f2 in cervo. &#8220;\u00abE ora racconta di avermi visto senza veli, se ci riesci!\u00bb&#8221;<a href=\"#_ftn21\" id=\"_ftnref21\">[12]<\/a> In seguito il malcapitato scopr\u00ec di essere veloce come un cervo, ma che gli restava la mente di un tempo. I suoi cani che aveva portato per la caccia lo videro e tutta la muta lo insegu\u00ec nelle sue sembianze di cervo. &#8220;Fugge quelli che erano suoi servitori. Vorrebbe gridare: \u00abSono Atteone! Non mi riconoscete? Sono il vostro padrone!\u00bb Vorrebbe, ma gli manca la parola. E il cielo rintrona di latrati.\u201d<a href=\"#_ftn22\" id=\"_ftnref22\">[13]<\/a> Atteone muore sbranato dai propri cani che non lo avevano riconosciuto.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"328\" height=\"300\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Titian_-_Diana_and_Actaeon_-_1556-1559_WIKI_PD.jpg\" alt=\"Tiziano: Diana e Atteone (1556 -1559)\" class=\"wp-image-2685 lazyload\" data-srcset=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Titian_-_Diana_and_Actaeon_-_1556-1559_WIKI_PD.jpg 328w, https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Titian_-_Diana_and_Actaeon_-_1556-1559_WIKI_PD-300x274.jpg 300w\" data-sizes=\"(max-width: 328px) 100vw, 328px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 328px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 328\/300;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Tiziano: Diana e Atteone (1556 -1559)<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla Reggia di Caserta \u00e8 presente la famosa fontana di Diana e Atteone, realizzata tra il 1786 e il 1789. Si vedono tanti cani che si avvicinano a Atteone con le sembianze di un cervo per sbranarlo. Tiziano raffigura invece la scena del bagno in un dipinto ad olio, realizzato tra il 1556 e il 1559 e conservato alla National Gallery di Londra. Al Louvre troviamo invece una bellissima statua di Diana con un capriolo (Diana di Versailles). Costituisce la copia romana di un&#8217;antica statua greca. Quest&#8217;ultima fu scoperta in Italia e donata nel 1556 da Papa Paolo IV a Enrico II, la cui amante fu Diana di Poitiers (la Duchessa d&#8217;\u00c9tampes).<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"400\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Diane_de_Versailles_-_Musee_du_Louvre_AGER_Ma_589.jpg\" alt=\"Statua di Diana con un capriolo al Louvre\" class=\"wp-image-2920 lazyload\" data-srcset=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Diane_de_Versailles_-_Musee_du_Louvre_AGER_Ma_589.jpg 300w, https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Diane_de_Versailles_-_Musee_du_Louvre_AGER_Ma_589-225x300.jpg 225w\" data-sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 300px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 300\/400;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Statua di Diana con un capriolo al Louvre <br>Wiki Commons \/ Shonagon<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Eco e Narciso<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il mito di Eco e Narciso racconta l\u2019amore non corrisposto della bella ninfa dei monti Eco e fa parte del terzo libro delle <em>Metamorfosi<\/em>. Innamorata di Narciso, la ninfa fu addolorata del suo rifiuto. Eco era stata punita da Giunone quando si rese conto che la distraeva con racconti mentre le altre ninfe, amanti di Giove, si nascondevano. La punizione consisteva nel fatto di dover sempre ripetere le ultime parole del prossimo, fargli quindi da &#8220;eco&#8221;. Nonostante la sua bellezza, Narciso la respinse fermamente e non corrispose il suo amore. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"366\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Michelangelo_Merisi_da_Caravaggio_-_Narcissus_-_WGA04109_WIKI_PD.jpg\" alt=\"Narciso di Caravaggio (1597 - 1599)\" class=\"wp-image-2678 lazyload\" data-srcset=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Michelangelo_Merisi_da_Caravaggio_-_Narcissus_-_WGA04109_WIKI_PD.jpg 300w, https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Michelangelo_Merisi_da_Caravaggio_-_Narcissus_-_WGA04109_WIKI_PD-246x300.jpg 246w\" data-sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 300px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 300\/366;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Narciso di Caravaggio (1597 &#8211; 1599)<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nemesi decise di punire Narciso per questo rifiuto: \u00abChe possa innamorarsi anche lui e non possedere chi ama!\u00bb<a href=\"#_ftn23\" id=\"_ftnref23\">[14]<\/a> Narciso infatti si innamorer\u00e0 di se stesso: \u201cQuello che brami non esiste; quello che ami, se ti volti, lo fai svanire. Questa che scorgi \u00e8 l\u2019ombra, il riflesso della tua figura.\u201d<a href=\"#_ftn24\" id=\"_ftnref24\">[15]<\/a> Infine anche Narciso si rese conto che il fanciullo da lui adorato e unico al mondo non era altro che egli stesso: \u201cChiunque tu sia, vieni fuori! Perch\u00e9 mi illudi, fanciullo unico al mondo? Dove te ne vai mentre io ti desidero?\u201d<a href=\"#_ftn25\" id=\"_ftnref25\">[16]<\/a> Dopo aver capito di bruciare d\u2019amore per se stesso, sent\u00ec venir meno tutte le forze, non avendo pi\u00f9 nulla in contrario a spegnersi in giovinezza perch\u00e9 con la morte sarebbe finita anche la sua pena. Dopo la morte divenne un fiore, chiamato narciso in suo onore: &#8220;Al posto del corpo trovarono un fiore: giallo nel mezzo, e tutt&#8217;interno petali bianchi.&#8221;<a href=\"#_ftn26\" id=\"_ftnref26\">[17]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno dei dipinti pi\u00f9 famosi di Narciso \u00e8 quello di Caravaggio realizzato tra il 1597 e il 1599 e conservato nella Galleria Nazionale d&#8217;Arte Antica presso Palazzo Barberini a Roma. Narciso \u00e8 ritratto mentre si specchia nell\u2019acqua dove coglie il destinatario della sua infatuazione senza rendersi conto che si tratta solo di un riflesso di egli stesso. Il mito greco di Narciso ci ha donato anche il nome del disturbo psichiatrico di eccessiva ammirazione di se stessi, il narcisismo o disturbo narcisistico di personalit\u00e0. Per quanto riguarda invece la letteratura, il mito di Narciso ha senz&#8217;altro influenzato il <em>Ritratto di Dorian Gray<\/em> di Oscar Wilde (1890).<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>P\u00edramo e Tisbe<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il mito di P\u00edramo e Tisbe viene raccontato nel quarto libro delle <em>Metamorfosi<\/em> ed \u00e8 ambientato a Babilonia, una citt\u00e0 dell&#8217;antica Mesopotamia nell\u2019odierno Iraq. Trattandosi di una storia d&#8217;amore romantica con epilogo tragico, ispir\u00f2 molte opere letterarie e pittoriche. \u201cP\u00edramo e Tisbe, lui il pi\u00fa bello di tutti i giovani, lei la pi\u00fa splendida di tutte le fanciulle che mai l\u2019Oriente abbia avuto, abitavano in due case contigue, laggi\u00f9 dove si dice che Semir\u00e0mide cinse di mura di mattoni la sua grande citt\u00e0.\u201d<a href=\"#_ftn26\" id=\"_ftnref26\">[18]<\/a> Il riferimento alla regina Semir\u00e0mide ci porta appunto in Oriente, dove nacquero le <em>Mille e una notte<\/em>. La troviamo anche nella <em>Divina Commedia<\/em> di Dante, nel secondo cerchio dell\u2019Inferno in quanto lussuriosa. Semir\u00e0mide era la moglie di Re Nino assiro-babilonese, il cui sepolcro viene citato nel racconto di Ovidio. Ma facciamo ritorno ai due amanti infelici: \u201cFu grazie alla vicinanza che si conobbero e che la loro amicizia fece i primi passi. Col tempo, crebbe l\u2019amore, e si sarebbero uniti in legittime nozze, se non fosse che i padri lo proibirono. Ma una cosa non poterono proibire: che fossero perdutamente infatuati l\u2019uno dell\u2019altro.\u201d<a href=\"#_ftn27\" id=\"_ftnref27\">[19]<\/a> I due non si potevano confidare con nessuno e si parlavano solo con gesti, ma si sa che pi\u00f9 viene coperto il fuoco pi\u00f9 divampa.<a href=\"#_ftn28\" id=\"_ftnref28\">[20]<\/a> Per fortuna all\u2019epoca della costruzione delle loro case attigue era rimasta una crepa di cui nessuno si era accorto. I due innamorati la utilizzarono per scambiarsi messaggi. Nonostante questa possibilit\u00e0 di confidarsi attraverso la fessura nel muro, non erano felici: \u201cMuro cattivo, perch\u00e9 ostacoli il nostro amore?\u201d<a href=\"#_ftn29\" id=\"_ftnref29\">[21]<\/a> Una notte si diedero un appuntamento segreto vicino al sepolcro di Nino, sotto un albero con bacche bianche. Tisbe arriv\u00f2 per prima e stava aspettando quando all\u2019improvviso vide una leonessa. Corse a rifugiarsi in una grotta, ma durante la fuga perse il suo velo. La leonessa che aveva appena fatto strage di buoi tocc\u00f2 il velo con le fauci insanguinate.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"532\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Thisbe_-_John_William_Waterhouse_WIKI_PD.jpg\" alt=\"John William Waterhouse: Thisbe (1909)\" class=\"wp-image-2684 lazyload\" data-srcset=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Thisbe_-_John_William_Waterhouse_WIKI_PD.jpg 300w, https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Thisbe_-_John_William_Waterhouse_WIKI_PD-169x300.jpg 169w\" data-sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 300px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 300\/532;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">John William Waterhouse: Thisbe (1909)<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando P\u00edramo sopraggiunse, vide il velo e le impronte della leonessa: \u201cUna stessa notte &#8211; disse &#8211; vedr\u00e0 la fine di due innamorati.\u201d<a href=\"#_ftn30\" id=\"_ftnref30\">[22]<\/a> Si sent\u00ec anche in colpa per aver messo in pericolo la sua amata Tisbe. Raccolse i brandelli del velo dell\u2019amata, lo baci\u00f2 e vers\u00f2 sopra innumerevoli lacrime e infine si uccise: \u201cImb\u00e9viti ora anche di un fiotto del sangue mio! E si cacci\u00f2 nel ventre il pugnale che aveva al fianco, e subito, morente lo ritrasse dalla gorgogliante ferita.\u201d<a href=\"#_ftn31\" id=\"_ftnref31\">[23]<\/a> Qualche istante dopo la fanciulla ritorn\u00f2 non vedendo l\u2019ora di raccontare al suo innamorato da quale pericolo era appena scampata. Vedendolo si disper\u00f2 stracciandosi i capelli e abbracciando il corpo del morente. \u201cP\u00edramo, che ti \u00e8 successo? perch\u00e9 ti ho perduto? P\u00edramo, rispondi! \u00c8 la tua carissima Tisbe che ti chiama. Mi senti? Alza lo sguardo spento!\u201d<a href=\"#_ftn32\" id=\"_ftnref32\">[24]<\/a> Il discorso disperato di Tisbe riccorda una scena delle <em>Mille e una Notte<\/em> altrettanto tragica: &#8220;Amore mio, dimmi, Amore mio, parlami! Amore mio, rispondimi!&#8221;<a href=\"#_ftn32\" id=\"_ftnref32\">[25]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019amato la guard\u00f2 un ultima volta prima di morire e Tisbe non riflett\u00e9 nemmeno un attimo e decise di incontrare la morte attraverso la sua stessa mano. Si sent\u00ed abbastanza forte per colpirsi con la stessa lama, ancora calda del sangue dell\u2019amato: \u201cTi seguir\u00f2 nella morte, e si dir\u00e0 che sventuratissima io sono stata la causa e la compagna della tua fine.\u201d<a href=\"#_ftn33\" id=\"_ftnref33\">[26]<\/a> La morte non ha diviso P\u00edramo e Tisbe che avevano chiesto di essere uniti in un unico sepolcro per l\u2019eternit\u00e0 in ricordo del loro infinito amore. La metamorfosi stavolta riguarda le bacche dell\u2019albero: Le belle bacche bianche si tinsero di scuro: \u201cI frutti della pianta, spruzzati di sangue, divengono scuri, e la radice inzuppata continua a tingere di rosso cupo i grappoli di bacche.\u201d<a href=\"#_ftn34\" id=\"_ftnref34\">[27]<\/a> \u00c8 proprio per desiderio di Tisbe che l\u2019albero serba un segno di questa tragedia, portando sempre frutti cupi.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"429\" height=\"300\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Nicolas_Poussin_-_Stormy_Landscape_with_Pyramus_and_Thisbe_-_WGA18334.jpg\" alt=\"Poussin: Paessaggio con temporale e Piramo e Tisbe\" class=\"wp-image-2923 lazyload\" data-srcset=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Nicolas_Poussin_-_Stormy_Landscape_with_Pyramus_and_Thisbe_-_WGA18334.jpg 429w, https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Nicolas_Poussin_-_Stormy_Landscape_with_Pyramus_and_Thisbe_-_WGA18334-300x210.jpg 300w\" data-sizes=\"(max-width: 429px) 100vw, 429px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 429px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 429\/300;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Nicolas Poussin: Paessaggio durante un temporale con Piramo e Tisbe, 1651<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ricordo di aver visto al liceo una rappresentazione del <em>A Midsummer Night&#8217;s Dream<\/em> di Shakespeare con la professoressa di latino raggiante, in quanti avevamo subito riconosciuto la fonte dell&#8217;episodio in P\u00edramo e Tisbe. Il soggetto di questo mito orientale fu utilizzato da Shakespeare anche per il suo capolavoro <em>Romeo and Juliet<\/em>. Il preraffaellita John William Waterhouse raffigura Tisbe al muro mentre comunica con l\u2019amato P\u00edramo. (Thisbe, 1909, collezione privata). Nella storia dell\u2019arte ci sono poi numerose rappresentazioni del doppio suicidio, come quello di Nicolas Poussin che coglie l&#8217;instante in cui Tisbe ritrova il suo amato prima di suicidarsi. La scena \u00e8 ambientata durante un temporale, il che la rende particolarmente d&#8217;impatto anche se i due protagonisti non si colgono a prima vista.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Aracne<\/strong><\/h2>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"377\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Purgatorio_Canto_12_148974491_WIKI_PD.jpg\" alt=\"La Metamorfosi di Aracne di Gustave Dor\u00e8 (1868)\" class=\"wp-image-2681 lazyload\" data-srcset=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Purgatorio_Canto_12_148974491_WIKI_PD.jpg 300w, https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Purgatorio_Canto_12_148974491_WIKI_PD-239x300.jpg 239w\" data-sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 300px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 300\/377;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">La Metamorfosi di Aracne di Gustave Dor\u00e8 (1868)<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aracne viene gi\u00e0 citata da Virgilio nelle <em>Georgiche<\/em>, come ragno, odiata da Minerva. Ovidio racconta la sua storia ambientata nella Lidia, l\u2019odierna Anatolia, nel sesto libro delle <em>Metamorfosi<\/em>. Il suo peccato fu la superbia, si credeva la tessitrice migliore, attirandosi l\u2019ira della dea Minerva-P\u00e0llade Atena. \u201cE decise di rovinare Aracne della Me\u00f2nia, la quale \u2013 le era giunta voce \u2013 non intendeva considerarsi inferiore a lei, nell\u2019arte di lavorare la lana.\u201d<a href=\"#_ftn35\" id=\"_ftnref35\">[28]<\/a> Aracne fu di umili origini ma molto piena di s\u00e9 e non volle ammettere che il suo dono di lavorare la lana veniva dalla stessa dea Minerva. \u201c[\u2026] invece di essere fiera di una cos\u00ec grande maestra, diceva impermalita: \u00abChe gareggi con me! Se mi vince, potr\u00e0 fare di me quello che vorr\u00e0\u00bb.\u201d<a href=\"#_ftn36\" id=\"_ftnref36\">[29]<\/a> Purtroppo la dea l\u2019avrebbe fatto in ogni caso. Minerva si travest\u00ec quindi da vecchia con sembianze umane e da donna con molta esperienza sconsigli\u00f2 ad Aracne di essere cos\u00ec piena di s\u00e9. Va bene voler essere la pi\u00f9 brava tessitrice tra i mortali, ma competere con la dea \u00e8 da temerari. Aracne le rispose male, chiedendo in maniera provocatoria che venisse pure la dea stessa a sfidarla. Al che la vecchia tolse il travestimento e si rivel\u00f2 Minerva-P\u00e0llade Atena. Iniziarono la gara e in effetti la tessitura di Aracne era sublime: raffigurava gli d\u00e9i con molta ironia e perfezione. \u201cNeppure P\u00e0llade [\u2026] poteva trovar qualcosa da criticare in quell\u2019opera.\u201d<a href=\"#_ftn37\" id=\"_ftnref37\">[30]<\/a> Quest\u2019ultima per\u00f2 si arrabbi\u00f2, distrusse la tela e colp\u00ec Aracne con la spola di legno sulla fronte. Prima che essa riuscisse ad impiccarsi, infilando il collo in un cappio, P\u00e0llade la trasform\u00f2 in ragno. \u201c\u00abVivi pure, ma penzola, malvagia \u2026\u00bb [\u2026] Aracne [\u2026] torna a rifare &#8211; ragno &#8211; le tele coma una volta.\u201d<a href=\"#_ftn38\" id=\"_ftnref38\">[31]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel caso di Aracne la punizione per la sua superbia fu molto dura. In fondo, il suo lavoro aveva davvero superato quello della dea, ma quest\u2019ultima aveva punito lo stesso la mancanza di modestia. Anche Pavese cita la storia di Aracne nel Dialogo<em> La Chimera<\/em>: &#8220;E la storia di Aracne, che per l&#8217;odio di Atena inorrid\u00ed e divenne ragno? Sono cose che accaddero. Gli d\u00e8i le hanno fatte.&#8221;<a href=\"#_ftn39\" id=\"_ftnref39\">[32]<\/a> Le punizioni degli d\u00e8i a volte sono molto severe e nessuno pu\u00f2 scamparne. Dante cita Aracne due volte, una volta nell\u2019Inferno e una nel Purgatorio: \u201cO folle Aragne, s\u00ed vedea io te gi\u00e0 mezza ragna, trista in sui li stracci de l\u2019opera che mal per te si f\u00e9.\u201d<a href=\"#_ftn39\" id=\"_ftnref39\">[33]<\/a> Fu folle in quanto aveva osato sfidare colei che, per quanto meno abile nel tessere, era comunque una dea dell&#8217;Olimpo. Una delle rappresentazioni pi\u00f9 belle di Aracne \u00e9 quella che Gustave Dor\u00e8 realizz\u00f2 nel 1868 appunto come illustrazione per la <em>Divina Commedia<\/em>. Vediamo Aracne ancora con il corpo da donna, ma gi\u00e0 con le otto zampe del ragno.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Medea e Giasone<\/h2>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"1016\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Herkulaneischer_Meister_001.jpg\" alt=\"Medea affresco\" class=\"wp-image-2918 lazyload\" style=\"--smush-placeholder-width: 300px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 300\/1016;width:300px;height:auto\" data-srcset=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Herkulaneischer_Meister_001.jpg 300w, https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Herkulaneischer_Meister_001-89x300.jpg 89w\" data-sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Medea. Herculaneum Augusteum, affresco.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Medea \u00e8 una figura molto cara a Ovidio sulla quale ha scritto anche una tragedia che purtroppo \u00e8 andata perduta. Oltre che nelle <em>Metamorfosi<\/em> Medea compare anche negli <em>Heroides<\/em> ed \u00e8 sempre caratterizzata dall\u2019oscillazione tra <em>ratio e furor<\/em>. Nelle <em>Metamorfosi<\/em> la incontriamo all\u2019inizio del settimo libro quando incontr\u00f2 l\u2019acheo Giasone che venne nella Colchide (l\u2019odierna Georgia) alla ricerca del vello d\u2019oro. Egli fu celebre per le sue imprese con gli Argonauti citate anche nell&#8217;<em>Odissea<\/em>. Medea si innamor\u00f2 perdutamente dello straniero: \u201cVedo il bene e lo approvo, e seguo il male.\u201d<a href=\"#_ftn41\" id=\"_ftnref41\">[34]<\/a> Avrebbe dovuto stare dalla parte della sua famiglia, con suo padre E\u00e8ta, invece decise di dare una mano allo straniero: \u201cMa allora vender\u00f2 il regno di mio padre, e questo straniero (e chi lo conosce?) si salver\u00e0 grazie al mio aiuto per poi spiegare le vele ai venti senza di me, una volta scampato, e sposare un\u2019altra mentre io, Medea, rimango nei guai?\u201d<a href=\"#_ftn42\" id=\"_ftnref42\">[35]<\/a> L\u2019amore per\u00f2 superava la ragione e Medea aiut\u00f2 Giasone con la sua arte magica a superare tutte le prove. L\u2019unica cosa alla quale teneva \u00e9 che gli d\u00e8i fossero testimoni del patto tra i due e che Giasone, una volta salvo grazie a lei, avesse mantenuto la promessa di sposarla. Quando gli Achei vinsero, solo Medea e Giasone sapevano che era per merito della sua arte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nelle <em>Metamorfosi<\/em> Ovidio racconta alcuni episodi della vita di Medea, ma la narrazione non \u00e8 sempre chiara e coerente, in quanto egli pressuppone che il lettore conosca bene la trama del mito. Sar\u00e0 stato scontato ai suoi tempi, ma non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec a distanza di pi\u00f9 di due millenni. Egli approfondisce due episodi, collegandoli: Giasone chiese a Medea di usare la sua arte per prolungare la vita al suo anziano padre Esone. Veramente avrebbe voluto togliere anni alla propria vita per cederli al padre. Medea prima si scandalizz\u00f2: \u201cQuale empiet\u00e0 ti \u00e8 uscita di bocca, marito mio? Ti sembra che io possa trasferire a un altro una parte della tua vita?\u201d<a href=\"#_ftn43\" id=\"_ftnref43\">[36]<\/a> Poi per\u00f2 diede il meglio di s\u00e9 e Esone divenne nuovamente giovane. Quando si seppe, anche P\u00e8lia sul quale gravava il peso dell\u2019et\u00e0, volle provare le formule magiche di Medea. Per convincerlo dei suoi poteri, da vera strega gli mostr\u00f2 come aveva trasformato un vecchio montone in agnellino. Invit\u00f3 quindi le figlie di P\u00e8lia ad impugnare le spade e a cavare fuori da lui il &#8220;sangue vecchio&#8221;. Lui si rese conto che stavano commettendo un omicidio: \u201cChe fate, figlie mie? Che cosa vi arma contro la vita di vostro padre?\u201d<a href=\"#_ftn44\" id=\"_ftnref44\">[37]<\/a> Altro che ringiovanirlo, Medea di fatto aveva incitato le figlie ad uccidere il proprio padre.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"401\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Medea_-_Frederick_Sandys_-_Google_Cultural_Institute_WIKI_PD.jpg\" alt=\"Frederick Sandys: Medea, 1868\" class=\"wp-image-2677 lazyload\" data-srcset=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Medea_-_Frederick_Sandys_-_Google_Cultural_Institute_WIKI_PD.jpg 300w, https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Medea_-_Frederick_Sandys_-_Google_Cultural_Institute_WIKI_PD-224x300.jpg 224w\" data-sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 300px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 300\/401;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Frederick Sandys: Medea, 1868<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La <em>Medea<\/em> pi\u00f9 celebre \u00e8 quella di Euripide messa in scena nel 431 a.C. Un&#8217;altra <em>Medea<\/em> giunta fino a noi \u00e8 quella di Seneca dove viene sempre sottolineato il lato crudele e furioso della donna. Nella sua tragedia, quest\u2019ultima uccide il fratello Absirto e inganna il padre E\u00e9ta per seguire Giasone in Corinto. A sua volta viene poi abbandonata da Giasone. Ovidio cita Medea e la morte di suo fratello anche nella <em>Tristia<\/em>, scritta a Tomi. Secondo lui, il nome stesso di Tomi deriva proprio dal fatto che in quel luogo Medea abbia assassinato Absirto: \u201cMa il nome di questo luogo [&#8230;] \u00e8 noto che venne dall&#8217;assassinio di Absirto.\u201d<a href=\"#_ftn45\" id=\"_ftnref45\">[38]<\/a> La parola <em>tomys<\/em> in greco significa tagliare a pezzi, proprio quello che aveva fatto Medea con il corpo del fratello per non far scoprire al padre la sua fuga con Giasone. Sembra ironia della sorte che Ovidio venga esiliato proprio in un luogo chiave della sua <em>Medea<\/em>. Nelle <em>Metamorfosi<\/em> l&#8217;episodio della morte di Absirto manca e anche quello dell&#8217;uccisione dei figli di Medea viene solo accennato. Il pittore preraffaellita Frederick Sandys raffigur\u00f2 Medea in un dipinto ad olio del 1868. Anche in questo ritratto la donna viene mostrata come maga-strega mentre prepara i suoi intrugli con uno sguardo decisamente squilibrato.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">D\u00e8dalo e Icaro <\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il mito di D\u00e8dalo e Icaro racconta la loro fuga dal labirinto del Minotauro a Creta. Arianna, la figlia di Minosse, aveva aiutato il suo innamorato Teseo ad uscire dal labirinto con l&#8217;aiuto di un filo. Sia Arianna e Teseo che D\u00e8dalo e Icaro compaiono nel quarto libro dell&#8217;<em>Eneide<\/em>. D\u00e8dalo era un famoso architetto e scultore e aveva realizzato il labirinto per Minosse dove fin\u00ec rinchiuso per volont\u00e0 di quest\u2019ultimo. Cerc\u00f2 allora un modo per sfuggire da Creta e tornare alla sua citt\u00e0, Atene. \u201c\u00abChe Minosse mi sbarri pure le vie di terra e d\u2019acqua, &#8211; disse, &#8211; ma almeno il cielo \u00e8 sempre aperto. Passeremo di l\u00ec!\u201d<a href=\"#_ftn46\" id=\"_ftnref46\">[39]<\/a> Realizz\u00f2 allora delle ali con le piume d\u2019uccello per lui e il figlioletto Icaro. Siccome alla base le piume erano fissate con cera, raccomand\u00f2 al figlio di non avvicinarsi troppo al sole durante il volo. Chi li vide in volo pens\u00f2 che si trattasse di d\u00e8i, gli unici esseri capaci a muoversi per il cielo. Icaro per\u00f2 fu molto intraprendente e avendo preso gusto al volo si avvicin\u00f2 troppo al sole; cadde nel mare in un punto in cui un\u2019isola prese il suo nome, Ikaria.<a href=\"#_ftn47\" id=\"_ftnref47\">[40]<\/a><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"403\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Venice_Dedalo_e_Icaro_by_Antonio_Canova_-_Museo_Correr_2.jpg\" alt=\"Antonio Canova: Dedalo e Icaro, 1779, museo Correr Wiki Commons \/ Didier Descouens\" class=\"wp-image-2687 lazyload\" data-srcset=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Venice_Dedalo_e_Icaro_by_Antonio_Canova_-_Museo_Correr_2.jpg 300w, https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Venice_Dedalo_e_Icaro_by_Antonio_Canova_-_Museo_Correr_2-223x300.jpg 223w\" data-sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 300px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 300\/403;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Antonio Canova: Dedalo e Icaro, 1779, museo Correr Wiki Commons \/ Didier Descouens<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pieter Brueghel il Vecchio dipinse la <em>Caduta di Icaro<\/em> nel 1558 che \u00e8 conservata nel Museo reale delle belle arti del Belgio. Antonio Canova nel 1779 realizz\u00f2 invece una statua in marmo di <em>Dedalo e Icaro<\/em> che \u00e8 conservata al Museo Correr di Venezia. Viene rappresentato il momento in cui il padre fissa la prima ala sul corpo del figlio che sorride fiducioso della tecnica del padre. D\u00e8dalo e Icaro sono diventati sinonimo per il desiderio dell&#8217;uomo di imparare a volare anche se nel loro caso l&#8217;epilogo \u00e8 stato tragico.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Fil\u00e8mone e Baucide<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il mito di Fil\u00e8mone e Baucide \u00e8 contenuto nell\u2019ottavo libro delle <em>Metamorfosi<\/em>. In tedesco (e anche in inglese) i due si chiamano Philemon e Baucis, quindi conservano i loro nomi originali. Questi due personaggi sono diventati ormai proverbiali per l\u2019amore eterno e duraturo di una coppia fino alla vecchiaia. Giove (Zeus) e Mercurio (Ermes) erano in viaggio per la Frigia (l\u2019odierna Anatolia) con umano aspetto e cercavano un posto per riposarsi. Tutti sprangarono loro le porte tranne gli abitanti di una capanna, i due vecchietti Fil\u00e8mone e B\u00e0ucide. Erano poveri e ormai molto anziani, ma condividevano la loro sorte con dignit\u00e0. Fecero di tutto per ospitare i due forestieri al meglio. Riavviarono il fuoco, misero su qualcosa da mangiare e prepararono un semplice giaciglio per i viaggiatori stanchi. Fil\u00e8mone tagli\u00f2 anche un pezzo di carne in onore degli ospiti. I due cominciarono a sospettare qualcosa, quando si accorsero che la brocca di vino sulla tavola non si svuotava mai. Quando si accinsero ad ammazzare l\u2019unica loro oca per offrire agli ospiti un pasto meno frugale, gli d\u00e8i non lo permisero e si fecero riconoscere: \u201cD\u00e8i siamo noi, e i vostri empi vicini avranno la punizione che si meritano, mentre a voi sar\u00e0 dato di restare immuni dalla sciagura.\u201d<a href=\"#_ftn48\" id=\"_ftnref48\">[41]<\/a> Insieme agli d\u00e8i si recarono in cima ad una montagna e volgendosi indietro videro che tutta la parte in basso veniva sommersa da una palude. La loro capanna si trasform\u00f2 invece in un tempio.<a href=\"#_ftn49\" id=\"_ftnref49\">[42]<\/a> Infine gli d\u00e8i concessero ai due vecchietti un desiderio: \u201cFil\u00e8mone rifer\u00ec agli d\u00e8i la loro scelta comune: \u201cChiediamo di essere sacerdoti e guardiani del vostro tempio, e poich\u00e9 siamo vissuti d\u2019accordo tanti anni, vorremmo andarcene nello stesso istante: che io non debba mai vedere la tomba di mia moglie, n\u00e9 lei debba tumulare me.\u201d<a href=\"#_ftn50\" id=\"_ftnref50\">[43]<\/a> Il loro desiderio fu esaudito e un giorno B\u00e0ucide vide Fil\u00e8mone coprirsi di fronde ed egli vide che lo stesso stava accadendo alla sposa. \u201cAncor oggi gli abitanti della Frigia mostrano l\u00ed due tronchi vicini, tronchi che furono i loro due corpi.\u201d<a href=\"#_ftn51\" id=\"_ftnref51\">[44]<\/a><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" width=\"386\" height=\"300\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Rembrandt_van_Rijn_-_Philemon_and_Baucis_National_Gallery_of_Art_WIKI_PD.jpg\" alt=\"Rembrandt: Filemone e B\u00e0ucide visitati da Giove e Mercurio, 1659.\" class=\"wp-image-2683 lazyload\" style=\"--smush-placeholder-width: 386px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 386\/300;width:387px;height:auto\" data-srcset=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Rembrandt_van_Rijn_-_Philemon_and_Baucis_National_Gallery_of_Art_WIKI_PD.jpg 386w, https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Rembrandt_van_Rijn_-_Philemon_and_Baucis_National_Gallery_of_Art_WIKI_PD-300x233.jpg 300w\" data-sizes=\"(max-width: 386px) 100vw, 386px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Rembrandt: Filemone e B\u00e0ucide visitati da Giove e Mercurio, 1659.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La loro reazione \u00e8 anche metafora dell\u2019accoglienza dello straniero e dell\u2019ospitalit\u00e0 che non chiede nulla in cambio. Pur non essendo ricchi, accolsero i forestieri con tutto quello che possedevano. Non \u00e8 infatti un caso che gli d\u00e8i abbiano trovato accoglienza nella capanna pi\u00f9 povera. I sogni di Fil\u00e8mone e B\u00e0ucide si sono avverati, sono morti nello stesso istante, trasformati in alberi: \u201cImmensa e senza limiti \u00e8 la potenza del cielo, e qualunque cosa gli d\u00e8i vogliano, si compie. E per toglierti i dubbi, c\u2019\u00e8 sui colli di Frigia una quercia con un tiglio accanto, e intorno un muretto di cinta.\u201d<a href=\"#_ftn52\" id=\"_ftnref52\">[45]<\/a> Fil\u00e8mone fu trasformato in quercia e B\u00e0ucide in tiglio, ma rimasero uniti per l\u2019eternit\u00e0. Rembrandt nel 1659 esegu\u00ec uno dei suoi pochissimi quadri di ispirazione mitologica sui due coniugi: Filemone e B\u00e0ucide visitati da Giove e Mercurio. Il dipinto \u00e8 conservato alla National Gallery of Art di Washington. Nella scena si vede chiaramente la capanna modesta dei due e i d\u00e8i illuminati da un chiaroscuro importante.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Orfeo ed Euridice <\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019inizio del decimo libro Ovidio racconta l\u2019episodio straziante di Orfeo ed Euridice di cui esistono importanti riscritture, opere musicali e pittoriche. Anche Virgilio cita Orfeo nell&#8217;<em>Eneide<\/em> come colui che richiama l&#8217;ombra della sposa. Quando Orfeo ed Euridice erano ancora sposi novelli, lei fu morsa al tallone da un serpente e mor\u00ec. Dopo averla pianta in terra, Orfeo scese negli inferi dove cant\u00f2 per le ombre con la sua lira. \u201cLa ragione del mio viaggio \u00e8 mia moglie, nel cui corpo una vipera calpestata ha iniettato veleno troncandone la giovane esistenza.\u201d<a href=\"#_ftn53\" id=\"_ftnref53\">[46]<\/a> Chiese che venisse ritessuto il filo spezzato della vita di Euridice. L&#8217;avrebbe voluta anche soltanto in prestito, altrimenti sarebbe rimasto anche lui nel regno delle ombre.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" width=\"283\" height=\"300\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/DSC00355_-_Orfeo_epoca_romana_-_Foto_G._DallOrto.jpg\" alt=\"Orfeo circondato dagli animali. Mosaico pavimentale romano, da Palermo. \" class=\"wp-image-2713 lazyload\" style=\"--smush-placeholder-width: 283px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 283\/300;width:283px;height:auto\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Orfeo circondato dagli animali. Mosaico pavimentale romano, da Palermo. Museo archeologico regionale di Palermo. Wiki Commons \/ Giovanni Dall&#8217;Orto<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Euridice incontr\u00f2 Orfeo negli inferi, ancora con il piede malfermo. \u201cOrfeo [\u2026] la prese per mano, e insieme ricevette l\u2019ordine di non volgere indietro lo sguardo finch\u00e9 non fosse uscito dalla vallata dell\u2019Averno.\u201d<a href=\"#_ftn54\" id=\"_ftnref54\">[47]<\/a> Camminavano in silenzio nella nebbia su un sentiero ripido e quando ormai furono vicini alla superficie, si verific\u00f2 la tragedia: \u201c[\u2026] nel timore che lei riscomparisse, e bramoso di rivederla, egli pieno d\u2019amore si volt\u00f2. E subito essa riscivol\u00f2 indietro, e tenendo le braccia cerc\u00f2 convulsamente di aggrapparsi a lui e di essere riafferrata, ma null\u2019altro strinse, infelice che l\u2019aria sfuggente.\u201d<a href=\"#_ftn55\" id=\"_ftnref55\">[48]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Orfeo continu\u00f2 a cantare con la sua lira ammaliando le selve e l\u2019animo delle bestie, dando per\u00f2 fastidio alle baccanti che nella loro furia lo uccisero. Tutti gli animali piansero Orfeo che aveva rallegrato la loro vita con il suo canto. Sottoterra per\u00f2 Orfeo riusc\u00ed a ricongiungersi alla sua amata Euridice: \u201cE qui passeggiano insieme: a volte accanto; a volte, lei lo precede e lui la segue; altre volte \u00e8 Orfeo che cammina davanti, e ormai senza paura di perderla, si gira indietro a guardare la sua Euridice.\u201d<a href=\"#_ftn56\" id=\"_ftnref56\">[49]<\/a> Cesare Pavese ha fatto una riscrittura magnifica di questo mito ne <em><a href=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/2020\/10\/06\/dialoghi-con-leuco-di-cesare-pavese-analisi-e-commento\/#orfeo\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/2020\/10\/06\/dialoghi-con-leuco-di-cesare-pavese-analisi-e-commento\/#orfeo\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">L\u2019inconsolabile<\/a><\/em> (<em>Dialoghi con Leuc\u00f2<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Mirra e C\u00ednira<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ovidio inizia il racconto del mito ricordandoci che C\u00ednira avrebbe potuto essere annoverato tra le persone felici se fosse rimasto senza prole. Si premura anche di sottolineare che l\u2019orrenda faccenda \u00e8 capitata molto lontano, in Arabia. Mirra, la figlia di C\u00ednira si innamora di lui senza che lui se ne accorgesse. Quando gli rispose che vorrebbe un marito che assomigliasse al proprio padre, egli elogi\u00f2 la figlia per essere cos\u00ec rispettosa, senza rendersi conto del vero significato delle parole di Mirra. Proprio per mettere fine alla sua sofferenza d\u2019amore Mirra si voleva suicidare, ma la sua nutrice la interruppe in tempo. Pur non volendo confessare il suo peccato alla fine la nutrice riusc\u00ec a capire il vero tormento di Mirra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con uno stratagemma Mirra si fece passare per una giovane spasimante del padre e andarono a letto insieme. \u201cE forse anche, data l\u2019et\u00e0, la chiam\u00f2 \u201cfiglia\u201d, e lei lo chiam\u00f2 \u201cpadre\u201d, tanto perch\u00e9 all\u2019incesto non mancasse nulla, nemmeno i nomi.\u201d<a href=\"#_ftn58\" id=\"_ftnref58\">[50]<\/a> Mirra usc\u00ec incinta dall\u2019unione incestuosa e fugg\u00ec dall\u2019ira del padre fino alla regione di Saba. Disperata poco prima del parto chiese agli d\u00e8i di essere trasformata in una creatura alla quale viene negata sia la vita che la morte. Sarebbe diventata un albero di mirra: \u201cAnche le lacrime possono essere onorate; le sue, che stillano dal tronco, hanno da lei il nome di mirra, e celebri saranno in eterno.\u201d<a href=\"#_ftn59\" id=\"_ftnref59\">[51]<\/a><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"209\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Picart_-_Birth_Adonis-1.jpg\" alt=\"Picart: Mirra e la nascita di Adone\" class=\"wp-image-2707 lazyload\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 300px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 300\/209;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Picart: Mirra e la nascita di Adone<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La resina della mirra veniva gi\u00e0 utilizzata dagli antichi egiziani per l\u2019imbalsamazione e compare anche nella bibbia. La si impiegava per l\u2019estrema unzione e faceva parte dei doni che i Re Magi portarono a Ges\u00f9 Cristo. La mirra pu\u00f2 essere bruciata anche come incenso ed \u00e8 un analgesico. Vittorio Alfieri trasse ispirazione dalle <em>Metamorfosi<\/em> per la sua <em>Mirra <\/em>(1789), visto che la storia della ragazza si prestava in maniera eccellente per una tragedia. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Mirra di Ovidio era incinta quanto fu trasformata in albero e quindi non senza difficolt\u00e0 la pianta partor\u00ec un figlio, Adone. Picart raffigura la nascita di Adone dalla pianta. Vista l&#8217;impossibilit\u00e0 della madre se ne presero cura le N\u00e0iadi. &#8220;Nascostamente il tempo vola via, senza che ci se ne accorge, e nulla \u00e8 pi\u00f9 veloce degli anni. Il bimbo, figlio di sua sorella e di suo nonno, il bimbo che poco fa era racchiuso nel tronco [&#8230;] ecco \u00e8 gi\u00e0 un giovane, gi\u00e0 un uomo, gi\u00e0 supera se stesso in bellezza, gi\u00e0 piace perfino a Venere.&#8221;<a href=\"#_ftn60\" id=\"_ftnref60\">[52]<\/a> Venere si innamora di Adone, ma l&#8217;amore non dura in quanto il figlio di Mirra viene ucciso da un cinghiale durante una battuta di caccia. Simile alla metamorfosi di Narciso e di P\u00edramo e Tisbe anch&#8217;egli viene trasformato in un fiore, l&#8217;anemone: &#8220;\u00c8 un fiore, tuttavia, che dura poco. Fissato male, e fragile per troppa leggerezza, deve il suo nome al vento, e proprio il vento ne disperde i petali.&#8221;<a href=\"#_ftn60\" id=\"_ftnref60\">[53]<\/a> (Il nome an\u00e9mone deriva dalla parola greca <em>\u00e1nemos<\/em>, vento).<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"271\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Venus_and_Adonis_by_Titian.jpg\" alt=\"Tiziano Vecellio: Venere e Adone, 1553.\" class=\"wp-image-2916 lazyload\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 300px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 300\/271;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Tiziano Vecellio: Venere e Adone, 1553.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Venus and Adonis<\/em> \u00e9 anche un celebre poema di William Shakespeare del 1593. Egli modifica leggermente il mito raccontato da Ovidio e il suo Adone rifiuta le avances di Venere. Probabilmente conosceva il dipinto di Tiziano dove si vede chiaramente che l&#8217;abbraccio di Venere non \u00e8 corrisposto da Adone che sembra fuggirne. <\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Atalanta e Ipp\u00f2mene<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per via di una profezia che l\u2019aveva dissuasa a prendere marito, Atalanta and\u00f2 a vivere in mezzo ai boschi da sola. Ai suoi numerosi pretendenti impose una condizione molto crudele: \u201cNessuno potr\u00e0 avermi se prima non mi vincer\u00e0 nella corsa. [\u2026] i lenti pagheranno con la morte.\u201d<a href=\"#_ftn60\" id=\"_ftnref60\">[54]<\/a> Ipp\u00f2mene assistette ad una corsa e inizialmente si meravigli\u00f2 come qualcuno potesse rischiare la propria vita per prendere moglie. Quando per\u00f2 vide il corpo splendido di Atalanta durante la corsa anche lui si infiamm\u00f2 di amore e si augur\u00f2 che gli altri non vincessero. Alla fine gareggi\u00f2 egli stesso con la bella Atalanta e sul campo di T\u00e0maso dove ebbe luogo la competizione lasci\u00f2 cadere uno dopo l\u2019altro tre mele d\u2019oro che gli aveva dato Afrodite. Visto che Atalanta raccolse i frutti riusc\u00ec a sorpassarla. Il premio fu appunto Atalanta come sposa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In cosa consiste la metamorfosi nel mito di Ipp\u00f2mene e Altalanta? Quando furono ormai marito e moglie durante un riposo nei pressi del tempio di Cib\u00e8le a Ipp\u00f2mene venne voglia di accoppiarsi con Atalanta. I due fecero l&#8217;amore nel tempio profanando il luogo sacro. Come punizione Cib\u00e8le li trasform\u00f2 in leoni e li mise aggiogati al suo carro: &#8220;La faccia si corruccia, invece di parole emettono brontolii, invece che in case vivono e si accoppiano nelle foreste, e, temibili per gli altri, serrano tra i denti il morso, aggiogati al carro di Cib\u00e8le, leoni&#8221;.<a href=\"#_ftn60\" id=\"_ftnref60\">[55]<\/a><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"410\" height=\"300\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Guido_Reni_-_Atalanta_and_Hippomenes_-_Google_Art_Project_WIKI_PD.jpg\" alt=\"Guido Reni: Ippomene e Atalanta\" class=\"wp-image-2673 lazyload\" data-srcset=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Guido_Reni_-_Atalanta_and_Hippomenes_-_Google_Art_Project_WIKI_PD.jpg 410w, https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Guido_Reni_-_Atalanta_and_Hippomenes_-_Google_Art_Project_WIKI_PD-300x220.jpg 300w\" data-sizes=\"(max-width: 410px) 100vw, 410px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 410px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 410\/300;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Guido Reni: Ippomene e Atalanta, ca. 1620<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Guido Reni ha fatto un dipinto magnifico sul mito di Atalanta. Una versione \u00e8 conservata al Museo nazionale di Capodimonte di Napoli e un\u2019altra al Prado di Madrid. L\u2019opera colpisce soprattutto per la maestria con cui sono raffigurati i movimenti di Atalanta e Ippomene con tanto di drappi di stoffa volanti. Si vede proprio l\u2019istante in cui Ippomene guadagna il suo vantaggio perch\u00e9 Atalanta si china a raccogliere i pomi d\u2019oro. Oltre ad ispirare Guido Reni le <em>Metamorfosi<\/em> hanno influenzato anche la letteratura della sua epoca. Il fondatore della poesia barocca, Giovanbattista Marino cita il mito di Atalanta e Ippomene in chiave allegorica nel secondo canto del suo <em>Adone<\/em> (1623):<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Per l\u2019arringo mortal, nova Atalanta,<br>l\u2019anima peregrina e semplicetta<br>corre veloce, e con spedita pianta<br>del gran viaggio al termine s\u2019affretta.<br>Ma spesso il corso suo stornar si vanta<br>il senso adulator, ch\u2019a s\u00e9 l\u2019alletta<br>con l\u2019oggetto piacevole e giocondo<br>di questo pomo d\u2019or, che nome ha mondo.<a href=\"#_ftn60\" id=\"_ftnref60\">[56]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche in un altro canto dell&#8217;<em>Adone<\/em> Marino parla dei pomi  che sconfissero Atalanta in quanto la fecero arrestare in maniera incauta. Come Eva viene tentata dalle mele nel giardino dell&#8217;Eden, anche Atalante si fa ingannare dal loro aspetto accattivante, perdendo per questo motivo la corsa e la sua indipendenza.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> Michel de Montaigne: Saggi. A cura di Fausta Garavini e Andr\u00e8 Tournon. Milano: Bompiani, 2017, p. 163. Sempre nei <em>Saggi<\/em> Montaigne afferma che la sua vecchia anima torpida non si lascia pi\u00f9 sollecitare n\u00e9 da Ovidio n\u00e9 da Ariosto anche se lo avevano tratto in estasi nella giovinezza. (Cfr. Ibid, 369)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref12\" id=\"_ftn12\">[2]<\/a> Cesare Pavese: Dialoghi con Leuc\u00f2. Torino: Einaudi, 2014 (Presentazione)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref12\" id=\"_ftn12\">[3]<\/a> Italo Calvino: Perch\u00e9 leggere i classici. Mondadori: Milano, 1995, p. 35 (Ovidio e la contiguit\u00e0 universale)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref13\" id=\"_ftn13\">[4]<\/a> Cfr. Ovidio: Metamorfosi. A cura di Piero Bernardini Marzola. Torino: Einaudi, 2015, p. 432<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref14\" id=\"_ftn14\">[5]<\/a> Ibid, 13<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref15\" id=\"_ftn15\">[6]<\/a> Ibid, 31<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref16\" id=\"_ftn16\">[7]<\/a> Ibid, 43<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref17\" id=\"_ftn17\">[8]<\/a> Ibid, 49<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref18\" id=\"_ftn18\">[9]<\/a> Ibid, 57<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref19\" id=\"_ftn19\">[10]<\/a> Cfr. Ibid, 61<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref20\" id=\"_ftn20\">[11]<\/a> Ibid, 63<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref21\" id=\"_ftn21\">[12]<\/a> Ibid, 101<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref22\" id=\"_ftn22\">[13]<\/a> Ibid, 103<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref23\" id=\"_ftn23\">[14]<\/a> Ibid, 113<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref24\" id=\"_ftn24\">[15]<\/a> Ibid<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref25\" id=\"_ftn25\">[16]<\/a> Ibid, 115<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref25\" id=\"_ftn25\">[17]<\/a> Ibid, 117<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref26\" id=\"_ftn26\">[18]<\/a> Ibid, 135<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref27\" id=\"_ftn27\">[19]<\/a> Ibid<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref28\" id=\"_ftn28\">[20]<\/a> Cfr. Ibid<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref29\" id=\"_ftn29\">[21]<\/a> Ibid, 137<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref30\" id=\"_ftn30\">[22]<\/a> Ibid<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref31\" id=\"_ftn31\">[23]<\/a> Ibid, 139<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref32\" id=\"_ftn32\">[24]<\/a> Ibid<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref32\" id=\"_ftn32\">[25]<\/a> Le mille e una notte, Milano: Feltrinelli, 2006, p. 81<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref33\" id=\"_ftn33\">[26]<\/a> Ovidio, Metamorfosi, 139<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref34\" id=\"_ftn34\">[27]<\/a> Ibid<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref35\" id=\"_ftn35\">[28]<\/a> Ibid, 211<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref36\" id=\"_ftn36\">[29]<\/a> Ibid<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref37\" id=\"_ftn37\">[30]<\/a> Ibid, 217<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref37\" id=\"_ftn37\">[31]<\/a> Ibid<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref38\" id=\"_ftn38\">[32]<\/a> Pavese, Dialoghi con Leuc\u00f2, 17<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref39\" id=\"_ftn39\">[33]<\/a> Dante Alighieri: La Divina Commedia. Purgatorio, Torino: Einaudi, 2021, p. 138<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref41\" id=\"_ftn41\">[34]<\/a> Ovidio, Metamorfosi, 249<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref42\" id=\"_ftn42\">[35]<\/a> Ibid, 251<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref43\" id=\"_ftn43\">[36]<\/a> Ibid, 257<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref44\" id=\"_ftn44\">[37]<\/a> Ibid, 265<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref45\" id=\"_ftn45\">[38]<\/a> Ovidio Tristia, Libro terzo, IX, 5-6<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref46\" id=\"_ftn46\">[39]<\/a> Ovidio, Metamorfosi, 303<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref47\" id=\"_ftn47\">[40]<\/a> Cfr. Ibid, 305<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref48\" id=\"_ftn48\">[41]<\/a> Ibid, 329<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref49\" id=\"_ftn49\">[42]<\/a> Cfr. Ibid<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref50\" id=\"_ftn50\">[43]<\/a> Ibid<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref51\" id=\"_ftn51\">[44]<\/a> Ibid, 331<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref52\" id=\"_ftn52\">[45]<\/a> Ibid, 325<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref53\" id=\"_ftn53\">[46]<\/a> Ibid, 387<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref54\" id=\"_ftn54\">[47]<\/a> Ibid, 389<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref55\" id=\"_ftn55\">[48]<\/a> Ibid<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref56\" id=\"_ftn56\">[49]<\/a> Ibid, 429<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref57\" id=\"_ftn57\">[50]<\/a> Ibid, 409<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref57\" id=\"_ftn57\">[51]<\/a> Ibid, 411<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref57\" id=\"_ftn57\">[52]<\/a> Ibid, 413<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref58\" id=\"_ftn58\">[53]<\/a> Ibid, 423<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref59\" id=\"_ftn59\">[54]<\/a> Ibid, 415<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref60\" id=\"_ftn60\">[55]<\/a> Ibid, 421<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><a href=\"#_ftnref60\" id=\"_ftn60\">[56]<\/a> Giovanni Battista Marino: Adone. Milano: Adelphi, 1988. Canto secondo, il Palagio d&#8217;amore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Analisi letteraria e artistica di miti classici tratti dalle Metamorfosi di Ovidio Il primo gusto che presi ai libri mi venne dal dilettodelle favole delle Metamorfosi di Ovidio. 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