{"id":1835,"date":"2021-11-01T18:37:27","date_gmt":"2021-11-01T17:37:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/?p=1835"},"modified":"2026-02-25T21:05:32","modified_gmt":"2026-02-25T20:05:32","slug":"paura-della-liberta-di-carlo-levi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/2021\/11\/01\/paura-della-liberta-di-carlo-levi\/","title":{"rendered":"Paura della libert\u00e0 di Carlo Levi"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><strong>Analisi dei concetti di libert\u00e0, massa e Stato-dio nei regimi totalitari<\/strong><\/h1>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Introduzione<\/h2>\n\n\n\n<p><em>Paura della libert\u00e0<\/em> \u00e8 uno dei pi\u00f9 importanti scritti di Carlo Levi, ma purtroppo anche il meno noto. Scrisse quel breve ma denso saggio nel 1939 in esilio in Francia per pubblicarlo poi alla fine della guerra nel 1946 presso Einaudi. Nel dopoguerra l\u2019opera fu considerata inattuale e criticata anche dagli intellettuali marxisti per lo stile simbolico e l\u2019assenza di fatti storici concreti. In verit\u00e0 \u00e8 proprio la presunta inattualit\u00e0 che d\u00e0 valore universale al testo insieme al fatto che svela i fenomeni totalitari che retrospettivamente si possono applicare ai regimi di stampo sia nazifascista che stalinista. Il linguaggio rispecchia il momento di stesura e non \u00e8 n\u00e9 chiassoso, n\u00e9 propagandistico ma molto metaforico. Del resto Carlo Levi era un pittore e proprio Italo Calvino, che peraltro apprezzava molto <em>Paura della libert\u00e0<\/em> considerandolo centrale per la comprensione della restante produzione letteraria dell\u2019autore, scrisse: Dipingere con parole, scrivere con immagini.<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a> Questi fattori in ogni caso impedirono la fortuna critica del saggio che dopo due edizioni dimenticate degli anni &#8217;60 e &#8217;70 nel 2008 \u00e8 stato riproposto in una nuova edizione dalla Neri Pozza di Vicenza con una prefazione del filosofo Giorgio Agamben.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p><em>Paura della libert\u00e0 <\/em>\u00e8 un testo di filosofia politica che trae ispirazione alla <em>Scienza nuova<\/em> di Giambattista Vico (1725) ma contiene anche diversi riferimenti alla Bibbia. Uno dei meriti di Levi \u00e8 spiegare in maniera chiara la nascita degli idoli e la trasformazione del popolo in massa informe, privata di tutte le caratteristiche individuali e perci\u00f2 facilmente manovrabile dal potere. In verit\u00e0 lo Stato che diventa totalitario va di pari passo con il popolo che si trasforma in massa perch\u00e9 in un regime dittatoriale non c\u2019\u00e8 spazio n\u00e9 per gli individui n\u00e9 per la libert\u00e0. Per rafforzare la massa e la dittatura \u00e8 fondamentale una scissione: una parte del popolo deve essere esclusa, emarginata, punita e la massa va aizzata contro di essa. Levi si rese conto del grandissimo ruolo della propaganda nei regimi totalitari alla quale eresse un monumento George Orwell con <em>1984<\/em> che vide la luce solo due anni dopo <em>Paura della libert\u00e0<\/em>. I due minuti di odio di Orwell fortificano la massa e l\u2019aiutano a schierarsi psicologicamente contro il nemico.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"231\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/2_minuti_odio_orwell.jpg\" alt=\"I due minuti di odio\" class=\"wp-image-1859 lazyload\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 300px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 300\/231;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">I due minuti di odio in 1984 di George Orwell<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p><em>Paura della libert\u00e0<\/em> costituisce una lucidissima analisi della crisi che ha colpito sia la politica che la cultura a met\u00e0 del secolo scorso e che infine \u00e8 sboccata nel nazifascismo. Pur parlando del regime che stava flagellando l\u2019Europa quando Levi scrisse il saggio (o forse lo dipinse appunto a pennellate), egli evita riferimenti storici concreti il che rende l\u2019esposizione simile a <em>Massa e Potere<\/em> di Elias Canetti, criticato per lo stesso motivo. Anche Levi rimane sul piano teorico, ma \u00e8 proprio quello che non relega il testo alla sua epoca. Se si fosse direttamente riferito al regime storico senza trattare i concetti di massa, libert\u00e0, Stato-dio e capro espiratorio con un approccio universale prima o poi l\u2019opera avrebbe perso la sua attualit\u00e0 e sarebbe stato molto pi\u00f9 difficile cogliere i parallelismi con altre dittature.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il concetto di libert\u00e0 in Levi, La Bo\u00e9tie e Spinoza<\/h2>\n\n\n\n<p><em>Paura della libert\u00e0<\/em> ci mostra chiaramente che quello che \u00e8 successo durante la seconda guerra mondiale a livello ideologico pu\u00f2 ripetersi quando uno Stato diventa totalitario e il popolo una massa uniforme che adora il dittatore come un dio. Un elemento centrale per quest\u2019adorazione \u00e8 la presenza di un capro espiratorio che deve essere emarginato. Il motto nazista <em>Ein Volk, ein Reich, ein F\u00fchrer<\/em> sottolinea l\u2019identit\u00e0 della massa, ma si regge soprattutto grazie a quelli che non ne fanno parte e sono esclusi: \u201cun nemico necessario, che dovr\u00e0 essere continuamente espulso e continuamente ritrovato, una vittima provvidenziale.\u201d<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a> Durante il nazifascismo fu trovato negli ebrei e la massa si rivolse contro loro perch\u00e9 lo Stato-dio chiedeva il loro sacrificio. In altri regimi erano gli oppositori politici o semplicemente i dissidenti. Per definire meglio il titolo dell\u2019opera, Levi sostiene che proprio a causa della paura della libert\u00e0 nascono i regimi totalitari: \u201c<strong>La paura della libert\u00e0 \u00e8 il sentimento che ha generato il fascismo. Per chi ha l\u2019animo di un servo, la sola pace, la sola felicit\u00e0 \u00e8 nell\u2019avere un padrone; e nulla \u00e8 pi\u00f9 faticoso, e veramente spaventoso, che l\u2019esercizio della libert\u00e0.<\/strong>\u201d<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Porre le condizioni ideologiche per affermare una dittatura pare quindi piuttosto semplice. Chi teme la libert\u00e0 non ha problemi ad accettare il suo ruolo di schiavo. Il dittatore-padrone lo rassicura e gli d\u00e0 certezza, per questo ha cieca fiducia in lui come se fosse un dio. Sottomettendosi, lo schiavo non deve preoccuparsi di nulla e soprattutto non deve cercare risposte in maniera autonoma visto che c\u2019\u00e8 gi\u00e0 il pensiero premasticato e deciso dal grande dittatore che gli viene somministrato attraverso la propaganda di regime. Proprio per questo gli schiavi adorano i grandi dittatori: danno certezza con le loro verit\u00e0 preconfezionate aiutando a combattere i mostri del pensiero libero. Nessuna inquietudine turba lo spirito, il dittatore rassicura, la propaganda con il suo apparato mediatico divulga l\u2019unica verit\u00e0 incontestabile e diverte anche. Finch\u00e9 lo schiavo non alza la testa non avr\u00e0 problemi con le autorit\u00e0, pu\u00f2 dormire sonni tranquilli. Perch\u00e9 dovrebbe ribellarsi?<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 <strong>Baruch Spinoza<\/strong> si era reso conto che la libert\u00e0 di pensiero \u00e8 il bene maggiore di cui disponiamo e ne riflette nel <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/2021\/01\/24\/il-trattato-teologico-politico-di-baruch-spinoza\/\" target=\"_blank\">Trattato teologico-politico<\/a> che abbiamo analizzato. Spinoza ritiene che ognuno deve essere padrone della propria libert\u00e0 e nessuno pu\u00f2 essere costretto a vivere secondo la volont\u00e0 altrui. Lo Stato deve garantire la libert\u00e0 di opinione. Nessun governo ha il diritto a prescrivere ai propri cittadini cosa sia vero o falso o cosa debbano fare. Se si arriva a quel punto lo stato democratico \u00e8 gi\u00e0 una dittatura. In uno Stato di diritto tutti devono poter esprimere la propria opinione ed essere contrari alle leggi dello stesso Stato. La libert\u00e0 \u00e8 anche la condizione imprescindibile affinch\u00e9 sia possibile un progresso nelle scienze. Quando veniamo privati di essa non ci rimane pi\u00f9 nulla per cui valga la pena vivere. Ma perch\u00e9 la libert\u00e0 crea cos\u00ec tanta paura a molti che ci rinunciano senza problemi? Il suo esercizio \u00e8 faticoso ed \u00e8 molto pi\u00f9 comodo non pensare che lambiccarsi il cervello, per questo a volte pi\u00f9 che per paura le persone ci rinunciano per abitudine. Chi rinuncia alla libert\u00e0 rinuncia per\u00f2 anche ad un pensiero critico autonomo e si uniforma con quello della massa.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"507\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/LaBoetie_discorso.jpg\" alt=\"Discorso sulla servit\u00f9 volontaria\" class=\"wp-image-1853 lazyload\" data-srcset=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/LaBoetie_discorso.jpg 300w, https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/LaBoetie_discorso-178x300.jpg 178w\" data-sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 300px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 300\/507;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"> Etienne de la Bo\u00e9tie: Discorso sulla servit\u00f9 volontaria (1549)<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p id=\"boetie\">Dovrebbe essere naturale desiderare la libert\u00e0 anzich\u00e9 rinunciarvi per paura visto che \u00e8 il diritto pi\u00f9 importante di cui disponiamo. Oltre a Spinoza anche lo sfortunato <strong>Etienne de la Bo\u00e9tie<\/strong> (1530 \u2013 1563), il pi\u00f9 caro amico di Michel de Montaigne di cui abbiamo analizzato i <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/2018\/04\/10\/i-saggi-essais-di-michel-de-montaigne\/\" target=\"_blank\">Saggi<\/a>, si \u00e8 occupato di filosofia politica incentrando le sue riflessioni sulla servit\u00f9 volontaria e la libert\u00e0. Il suo <em>Discorso sulla servit\u00f9 volontaria<\/em> (<em>Discours de la servitude volontaire o Contr&#8217;un<\/em>) risale al 1549 ma l&#8217;autore non lo pubblic\u00f2 mai in vita. Etienne de La Bo\u00e9tie indaga sul mistero dell\u2019obbedienza civile e afferma che \u201cla causa prima della servit\u00f9 volontaria \u00e8 l\u2019abitudine.\u201d<a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a> Secondo lui la servit\u00f9 volontaria \u00e8 assurda, visto che il tiranno ha solo il potere che gli accordano i suoi sudditi. Se i popoli smettessero di servire il tiranno sarebbero liberi: \u201cLa libert\u00e0 \u00e8 la sola cosa che gli uomini non desiderano, visto che se la desiderassero la otterrebbero.\u201d<a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a> Questo \u00e8 un concetto fondamentale: nessuno ci deve promettere la libert\u00e0 in cambio a qualcosa essendo essa un diritto naturale. E\u2019 molto semplice togliere il potere al tiranno, basta non servirlo pi\u00f9 e si \u00e8 automaticamente liberi.<\/p>\n\n\n\n<p>La Bo\u00e9tie ritiene appunto che la libert\u00e0 \u00e8 un diritto naturale da difendere sempre e comunque. Alcune persone infatti si distinguono dalla plebaglia e valutano attentamente ogni situazione, prima di andare con le masse e di rinunciare alla loro libert\u00e0 di pensiero. \u201cAnche se la libert\u00e0 fosse del tutto perduta e scomparisse dalla faccia della terra, costoro riuscirebbero a immaginarsela, la rivivrebbero nel loro spirito e saprebbero assaporarla; la servit\u00f9 non \u00e8 di loro gusto, qualunque cosa si faccia per mascherarla.\u201d<a href=\"#_ftn6\">[6]<\/a> Chi sono queste persone che sanno lottare per la libert\u00e0? \u201cSi tratta di individui che, avendo per natura uno spirito acuto l\u2019hanno ulteriormente affinato con lo studio e il sapere.\u201d<a href=\"#_ftn7\">[7]<\/a> E\u2019 quindi normale che in tutti i regimi totalitari gli oppositori politici sono prevalentemente persone informate che leggono, mentre \u00e8 di poco conto il livello di istruzione.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Carlo Levi<\/h2>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"193\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Carlo_Levi.jpg\" alt=\"Carlo Levi\" class=\"wp-image-1852 lazyload\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 150px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 150\/193;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Carlo Levi (Wikicommons \/ Paolo Monti)<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Carlo Levi nacque a Torino nel 1902. Come il suo omonimo Primo Levi anche Carlo Levi fu un \u201coutsider\u201d dell\u2019ambiente letterario. Laureato in medicina a Torino, decise di dedicarsi prima alla pittura e all\u2019impegno politico antifascista per poi approdare alla letteratura. La sua motivazione \u00e8 per\u00f2 sempre la stessa: il grandissimo rispetto per l\u2019umanit\u00e0 e l\u2019impegno per i deboli, i dimenticati e gli emarginati. Si \u00e8 sempre impegnato per la libert\u00e0 e la giustizia, nonostante la sorte gli fu pi\u00f9 volte avversa durante il fascismo. Fu sempre coerente con le sue idee e anche la pittura nei suoi occhi doveva essere espressione di libert\u00e0. Per questo motivo non si sottomise mai alla pittura di regime, che a rifletterci bene fu prerogativa sia dei fascisti (futurismo) che dei comunisti (realismo socialista). \u201cL\u2019arte diventa monotona ripetizione, litania, quando non \u00e8 sforzo disperato di impossibile libert\u00e0, nostalgia o speranza.\u201d<a href=\"#_ftn8\">[8]<\/a> Nella sua scrittura peraltro \u00e8 facile intravedere la mano di un pittore e viceversa anche i suoi ritratti di contadini e donne lucane raccontano delle vere storie.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"187\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/bambina_lucana.jpg\" alt=\"Bambina lucana\" class=\"wp-image-1851 lazyload\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 300px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 300\/187;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Carlo Levi: bambina lucana<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Mentre Primo Levi diede voce ai deportati nei campi di concentramento, Carlo Levi si impegn\u00f2 a migliorare la vita ai contadini lucani ai quali eresse dei monumenti sia sulla tela che in letteratura con l\u2019obiettivo di far conoscere la loro sorte. Mise in pratica anche numerose azioni di sostegno concreto e fece in modo di divulgare la loro condizione disumana, abbandonata dallo Stato. Conobbe la Lucania a causa del suo impegno antifascista: nel 1935 vi fu mandato in confino, prima a Grassano poi ad Aliano. L\u2019esperienza, durata fino a met\u00e0 1936, ispir\u00f2 <em>Cristo si \u00e8 fermato ad Eboli<\/em> pubblicato da Einaudi nel 1945 e celebre anche per l\u2019omonimo film di Francesco Rosi del 1979. Levi fu arrestato a Torino insieme a <a href=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/2020\/10\/06\/dialoghi-con-leuco-di-cesare-pavese-analisi-e-commento\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Cesare Pavese<\/a> e Giulio Einaudi e molti altri che facevano parte del movimento antifascista <em>Giustizia e Libert\u00e0<\/em> e che nel 1933 avrebbero contribuito alla fondazione della casa editrice con Leone Ginzburg. Pavese fu inviato in confino a Brancaleone (Calabria) che figura in diversi suoi racconti e romanzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Una delle opere pittoriche pi\u00f9 importanti di Carlo Levi \u00e8 il grande pannello <strong>Lucania &#8217;61<\/strong> che fu dipinto per il centenario dell&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia a Torino. E\u2019 lungo 18 metri e mezzo e alto 3 metri e si trova a Matera, nel Palazzo Lanfranchi. Carlo Levi mor\u00ec nel gennaio del 1975 ed \u00e8 sepolto ad Aliano. Il paese del suo confino ancor \u2018oggi propone numerose iniziative dedicate alla sua memoria e organizza ogni anno un premio letterario. A partire dal 1945 ebbe una lunghissima relazione con la figlia di Umberto Saba, Linuccia (1910 \u2013 1980). Insieme ad Eugenio Montale aiut\u00f2 suo padre a sfuggire alle persecuzioni nazifasciste. Fu infatti Linuccia Saba ad istituire la Fondazione Carlo Levi di cui divenne anche la prima presidente.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"183\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/lucania_cristo.jpg\" alt=\"Carlo Levi: Lucania 61 (dettaglio)\" class=\"wp-image-1857 lazyload\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 300px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 300\/183;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Carlo Levi: Lucania 61 (dettaglio)<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Cos\u2019\u00e8 rimasto dell\u2019impegno di Carlo Levi? Non molto, purtroppo, per\u00f2 <em>Paura della libert\u00e0<\/em> \u00e8 attuale come mai prima, come scrive anche Giorgio Agamben nella prefazione: \u201cDi fronte alla cecit\u00e0 di una classe dirigente, che, tanto a destra che a sinistra dello schieramento politico, continua a muoversi servilmente nella direzione indicata dallo sviluppo capitalistico, \u00e8 possibile che le parole di Levi e del giovane Pasolini allora decisamente intempestive, trovino proprio oggi l\u2019ora della loro leggibilit\u00e0.\u201d<a href=\"#_ftn9\">[9]<\/a> Da anni politicamente assistiamo alla mancanza totale di impegno per il popolo fino ad arrivare ad un completo annullamento degli schieramenti ideologici del passato.<\/p>\n\n\n\n<p>La forza lavoro \u00e8 stata ridotta ad una massa uniforme e nei giorni d\u2019oggi nelle fabbriche si lavora in condizioni come ai tempi di Charles Dickens. Basta guardare le statistiche dei morti al lavoro che fanno paura senza che nessun schieramento politico se ne preoccupi. Oramai l\u2019unico obiettivo \u00e8 il dio denaro del libero mercato che, a forza di decenni di lavaggio di cervello con grandissima colpa e complicit\u00e0 della scuola e dei mass media, si \u00e8 radicato nelle teste di tutti. Vie di uscita probabilmente non ci sono, ma la lettura pu\u00f2 sempre dare una mano a risvegliare le coscienze e gli animi anestetizzati. Anche La Bo\u00e9tie era dell\u2019avviso che \u201csono i libri e il sapere a dare agli uomini la capacit\u00e0 di prendere coscienza di s\u00e9 e a suscitare l\u2019odio per la tirannide.\u201d<a href=\"#_ftn10\">[10]<\/a> Chi legge riconosce meglio di altri le derive totalitarie e d\u00e0 anche il giusto valore alla libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il concetto di massa in <em>Paura della libert\u00e0<\/em> e <em>Massa e Potere<\/em><\/h2>\n\n\n\n<p>Nella prima prefazione del 1946 Levi descrive lo stato d\u2019animo che lo affliggeva alla stesura del saggio sette anni prima quando \u201cTutti i dati di una civilt\u00e0 parevano dissolversi in nebbia; ci stava innanzi un futuro incerto, per i destini del mondo e per il destino particolare di ciascuno.\u201d<a href=\"#_ftn11\">[11]<\/a> Parla dei tempi difficili, del vento di morte che flagellava gli antichi stati d\u2019Europa ma anche della voglia di fare il punto ed analizzare i motivi che hanno portato alla catastrofe e al crollo delle vecchie ideologie. Ammette che nel saggio \u201cc\u2019era una teoria del nazismo, anche se il nazismo non \u00e8 una sola volta chiamato per nome; c\u2019era una teoria dello Stato e della libert\u00e0 [\u2026]\u201d<a href=\"#_ftn12\">[12]<\/a> Questo fatto gli procur\u00f2 molte critiche nel \u201846 quando le opere antifasciste erano prevalentemente propagandistiche ma in verit\u00e0 costituisce un grande merito del saggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui vale la pena un parallelismo con <em>Massa e Potere<\/em> di Elias Canetti (pubblicato nel 1960 \u2013 ma scritto in quasi 40 anni): l\u2019opera parla del nazionalsocialismo, ma come <em>Paura della libert\u00e0<\/em> menziona rarissimamente Hitler o fatti concreti del Terzo Reich in quanto troppo recenti. Non \u00e8 un caso, visto che l\u2019autore trova il culto del F\u00fchrer universale e comune di tutti i regimi totalitari. Come Levi, Canetti vede qualche somiglianza tra dio e il dittatore che esercita il potere sulla massa<a href=\"#_ftn13\">[13]<\/a> ma si limita ai metodi senza arrivare ai paragoni Stato-dio di Levi. Secondo quest\u2019ultimo la massa si fida ciecamente del dittatore e lo adora come se fosse un dio e perci\u00f2 \u00e8 disposta a morire o a uccidere per lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Canetti d\u00e0 la colpa dell\u2019antisemitismo e dei campi di sterminio dei nazisti non solo ai carnefici ma a tutta la massa immobile che taceva ma non ha fatto nulla per evitare quello che \u00e8 successo.<a href=\"#_ftn14\">[14]<\/a> Uno dei problemi principali secondo lui \u00e8 agire dietro ordine in quanto rende le persone capaci ad eseguire i crimini pi\u00f9 atroci con una scusa banale.<a href=\"#_ftn15\">[15]<\/a> \u201cIo eseguivo soltanto degli ordini\u201d \u00e8 diventata la giustifica universale per qualsiasi sopruso e discriminazione. Per Canetti, l\u2019uomo libero \u00e8 proprio colui che ha imparato a non rispettare gli ordini.<a href=\"#_ftn16\">[16]<\/a> Se l\u2019ordine \u00e8 uccidere o emarginare qualcuno la risposta dovrebbe sempre essere la disobbedienza ma la storia ci insegna che raramente le cose sono andate in questa maniera. Per Canetti la gravit\u00e0 degli ordini non \u00e8 solo che possono arrivare a mettere in pericolo la vita delle persone ma anche il fatto che sono univoci senza poter essere discussi. Proprio per questo le persone non hanno riflettuto sugli ordini assurdi o su quegli che nuocevano agli altri o attentavano alla loro vita. L\u2019ordine per definizione non ammette la contraddizione, non pu\u00f2 essere messo in dubbio, spiegato o discusso e proviene sempre dall\u2019alto.<a href=\"#_ftn17\">[17]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Levi definisce la massa come segue: \u201cNel gran corpo individuale di un popolo, \u00e8 la pura materia, fuori della coscienza e della memoria storica. [\u2026] Massa non \u00e8 quindi il popolo, e neanche la sua parte pi\u00f9 bassa, la plebe; n\u00e9 \u00e8 una determinata classe sociale &#8211; ma \u00e8 la folla indeterminata, che cerca, con l&#8217;angoscia del muto, di esprimersi e di esistere.<a href=\"#_ftn18\"><sup>[18]<\/sup><\/a> Il popolo pensa, la massa si sottomette agli ordini del dittatore. Una delle caratteristiche della massa secondo Canetti \u00e8 l\u2019uguaglianza, ma nel senso negativo. I membri diventano indistinti e si muovono all\u2019interno della massa come parti di essa rinunciando alla loro identit\u00e0. Levi scrisse: \u201cIl destino accomuna gli uomini, li ripiomba nella uguaglianza originaria, e, poich\u00e9 \u00e8 indifferente, essi ridiventano indifferenziati.\u201d<a href=\"#_ftn19\"><sup>[19]<\/sup><\/a> Nella massa tutti sono uguali e nessuno \u00e8 migliore degli altri, per questo le persone vengono attirate. E\u2019 difficile opporsi alla massa perch\u00e9 serve una volont\u00e0 di ferro.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"225\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/lucania_61.jpg\" alt=\"Carlo Levi: Lucania 61 (dettaglio)\" class=\"wp-image-1854 lazyload\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 300px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 300\/225;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"> Carlo Levi: Lucania 61 (dettaglio) <\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Le grandi guerre creano la massa. Un passaggio che evidenzia anche Canetti \u00e8 quello di un uomo qualunque che lascia la sua casa, i suoi affetti, la sua vita per ridursi a diventare massa e combattere per un idolo. La persona che si uniforma alla massa \u00e8 anche disposta a farsi del male o a mettere in pericolo la propria vita perch\u00e9 va ciecamente con la massa anzich\u00e9 affidarsi del proprio istinto individuale. Secondo Canetti molte volte si continua a combattere una guerra ormai persa solo per non dover sciogliere la massa. Quest\u2019ultima sceglie quindi piuttosto l\u2019annientamento solo per non doversi disperdere.<a href=\"#_ftn20\">[20]<\/a> La morte in massa fa meno paura di quella individuale. L\u2019obiettivo principale di ogni guerra \u00e8 l\u2019uccisione del nemico in massa e le due frazioni sono entrambe masse contrapposte. Ogni massa combatte unita contro i nemici sia in guerra che nella vita civile.<\/p>\n\n\n\n<p>I due lati opposti della medaglia affinch\u00e9 un sistema dittatoriale rimanga in piedi sono da un lato il leader totalitario e dall\u2019altro la massa che lo adora. \u201c<strong>La divinit\u00e0 della massa e quella dello Stato coincidono: i due idoli hanno lo stesso aspetto: la totalit\u00e0<\/strong>. Il terrore della passivit\u00e0 assoluta e indistinta, e il terrore della libert\u00e0, generano, da parti opposte, la stessa religione: lo Stato di massa.\u201d<a href=\"#_ftn21\"><sup>[21]<\/sup><\/a> La massa non vuole la libert\u00e0 in quanto \u00e8 felice ad eseguire in maniera quasi meccanica gli ordini del dittatore. Levi confronta il ruolo dello Stato totalitario con la chiesa perch\u00e9 tutte le religioni sono sempre state molto brave a creare una massa di fedeli. Promettono sicurezza e certezza in cambio della libert\u00e0 e il fedele non deve per forza scomodarsi a pensare: \u201cla folla adorante si limita alle risposte cadenzate, agli Amen, agli Ora pro nobis, ai Kyrie eleison, e si sente, con questo, liberata, e partecipe della divinit\u00e0.\u201d<a href=\"#_ftn22\"><sup>[22]<\/sup><\/a> Un alto fatto importante \u00e8 che i fedeli sono ubbidienti come la massa, per la paura di essere puniti nell\u2019aldil\u00e0. Levi vede sia la religione che Dio sotto una luce negativa, perch\u00e9 nell\u2019epoca fascista non era possibile pensare altrimenti anche a causa della complicit\u00e0 della Chiesa.<\/p>\n\n\n\n<p>La massa per definizione non pensa, o meglio dire non esiste il pensiero tra gli individui che la compongono in quanto sarebbe dannoso per essa stessa. \u201cLe manifestazioni di massa non possono essere espressive: non c&#8217;\u00e8 posto per la molteplicit\u00e0 e il pensiero, ma soltanto per l&#8217;unicit\u00e0 dell&#8217;azione; e non dell&#8217;azione come libert\u00e0, ma soltanto dell&#8217;azione come passivit\u00e0, necessit\u00e0, natura [\u2026]\u201d<a href=\"#_ftn23\">[23]<\/a> Proprio per questo motivo all\u2019interno della massa non \u00e8 ammesso il dissenso perch\u00e9 la distruggerebbe, mentre le minacce dall\u2019esterno, la lotta contro chi \u00e8 fuori dalla massa le danno ancora pi\u00f9 forza. La massa non agisce attivamente, ma sempre come mezzo in mano al potere che la manovra a suo piacimento. Non pu\u00f2 esistere senza una direzione imposta dall\u2019alto e vice versa anche lo Stato-dio si serve della massa per il raggiungimento dei propri scopi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Lo Stato-dio e il sacrificio del capro espiratorio<\/h2>\n\n\n<div class=\"wp-block-image is-style-default\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"400\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Lucania_61_dettaglio.jpg\" alt=\"Carlo Levi: Lucania 61 (dettaglio)\" class=\"wp-image-1855 lazyload\" data-srcset=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Lucania_61_dettaglio.jpg 300w, https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Lucania_61_dettaglio-225x300.jpg 225w\" data-sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 300px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 300\/400;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"> Carlo Levi: Lucania 61 (dettaglio) <\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>La prima parte del saggio di Levi si intitola <em>Ab Jove principium<\/em> ed egli comincia appunto con l\u2019argomentazione principale, la Divinazione dello Stato che crea servit\u00f9. Vorremmo approfondire il concetto di Stato-dio perch\u00e9 \u00e8 cruciale per l\u2019intera opera. Ogni religione cerca di trasformare i miti in riti, a trasformare l\u2019inesprimibile in fatti e parole. \u201cNon c\u2019\u00e8 plebe senza re: non c\u2019\u00e8 massa senza Dio.\u201d<a href=\"#_ftn24\">[24]<\/a> La religione libera lo spirito dal senso di trascendenza perch\u00e9 la sostituisce con simboli visibili e idoli.<a href=\"#_ftn25\">[25]<\/a> In quel modo tutti possono praticarla indistintamente e la grande massa ha accesso al culto. \u201c<strong>Ma i tempi rari di libert\u00e0 hanno i re dimenticati, gli idoli sepolti<\/strong>.\u201d<a href=\"#_ftn26\">[26]<\/a> Il dio della massa non deve per forza essere religioso, pu\u00f2 anche essere un dittatore laico che fa uso di metodi \u201creligiosi\u201d per sottometterla.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo Canetti quello che vogliono le chiese \u00e8 un gregge ubbidiente, per questo i fedeli vengono spesso chiamato pecorelle e lodate per la loro sottomissione.<a href=\"#_ftn27\">[27]<\/a> La fede cieca in una religione qualsiasi \u00e8 molto simile alla fiducia che viene posta in un dittatore in quanto si abbandona lo spirito critico per credere in maniera non riflessiva in un dio politico. La societ\u00e0 e lo Stato diventano d\u00e9i e lo rimarranno finch\u00e9 gli uomini non sentono la necessit\u00e0 di libert\u00e0. Levi pensa che non basta gridare &#8220;sv\u00e9gliati&#8221; al popolo, questo non lo liberer\u00e0 dal torbido sonno e dai mostri adorati.<a href=\"#_ftn28\">[28]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>La seconda parte tratta del <em>Sacrificio<\/em>, visto che ogni religione muta il sacro in sacrificale. Non esiste religione senza sacrificio, quelle inoffensive fanno offerte al posto dei sacrifici.<a href=\"#_ftn29\">[29]<\/a> Importante \u00e8 trovare un gruppo di persone da \u201csacrificare\u201d e \u201cattaccare\u201d: \u201c<strong>Sul piano sociale, il sacrificio necessario sar\u00e0 la mutilazione di una parte della societ\u00e0. Un gruppo, una classe, una nazione dovranno forzatamente essere espulsi, essere considerati nemici, diventare stranieri per poter essere testimoni del dio, e vittime<\/strong>.\u201d<a href=\"#_ftn30\">[30]<\/a> Durante il nazifascismo vennero sacrificati gli ebrei, alcuni gruppi etnici come rom, i disabili e gli oppositori politici, mentre nella Russia stalinista i gulag erano riservati quasi esclusivamente agli oppositori politici e agli intellettuali, i celebri &#8220;nemici del popolo&#8221;. L\u2019unica cosa che accomuna tutti i regimi \u00e8 la presenza imprescindibile di qualcuno sul quale incentrare una campagna di odio, su cui aizzare la massa. Questa pratica era anche comune tra le diverse religioni, basti pensare alle violente guerre tra cattolici e protestanti. I cristiani che distruggevano le statue della Grecia antica, i calvinisti che vandalizzavano le chiese dei cattolici e i talebani che hanno fatto esplodere i Buddha di Bamiyan erano tutti spinti dallo stesso fanatismo.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"209\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/orologio_gufo.jpg\" alt=\"Orologio gufo\" class=\"wp-image-1850 lazyload\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 150px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 150\/209;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Carlo Levi: Orologio gufo<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Oggi dalle nostre parti \u00e8 meno comune la discriminazione di un popolo o di appartenenti ad una religione, ma di persone che non si sottomettono alla servit\u00f9 e agli ordini dello Stato, quindi degli oppositori politici. Siamo quindi di fronte ad una discriminazione pi\u00f9 di tipo stalinista. Chi pensa con la propria testa e non crede nella propaganda del regime sotto il quale vive diventa automaticamente un fuorilegge, un nemico e una persona da emarginare. La massa lo discrimina perch\u00e9 il dittatore glielo ordina, lo farebbe anche con un fratello o un amico.<\/p>\n\n\n\n<p>Per Levi <em>hostis<\/em> e <em>hostia<\/em> sono una cosa sola, il nemico e lo straniero devono essere uccisi o sacrificati. \u201c<strong>[Gli uomini] cercano una eterna certezza: una certezza che si paga con servit\u00f9 e con morte<\/strong>.\u201d<a href=\"#_ftn31\">[31]<\/a> Gli ordini imposti dal regime danno certezza anche se spesso costituiscono una sentenza di morte per altri. Le persone che massacrarono gli ebrei nei campi di concentramento erano persone \u201cqualunque\u201d manipolate da un odio di regime che li ha resi bestie con i suoi ordini. Seminare odio per aizzare le masse contro chi non si sottomette \u00e8 una strategia utilizzata da tutti i dittatori di questo mondo. Ha molto successo perch\u00e9 anche l\u2019uomo qualunque pu\u00f2 diventare una bestia e un assassino rinunciando alla sua individualit\u00e0 e umanit\u00e0 e uniformandosi con la massa feroce.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La schiavit\u00f9 volontaria<\/h2>\n\n\n\n<p>Non sappiamo se Carlo Levi avesse letto Il <em>Discorso sulla servit\u00f9 volontaria<\/em> di Etienne de la Bo\u00e8tie ma in <em>Paura della libert\u00e0<\/em> riflette sullo stesso concetto:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;La servit\u00f9 volontaria crea gli idoli; \u00e8 essa stessa l\u2019iniziazione; \u00e8 la rottura con il mondo della vita indeterminata e con quella della vita personale. [\u2026] <strong>Lo Stato-idolo non pu\u00f2 esistere se non attraverso un processo di alienazione e di sacrificio sociale: se non attraverso la schiavit\u00f9<\/strong>. Schiavit\u00f9 e divinit\u00e0 dello Stato sono una cosa sola: la divinit\u00e0 dello Stato \u00e8 schiavit\u00f9, e la schiavit\u00f9 non potrebbe esistere senza divinit\u00e0 dello Stato: poich\u00e9 il dio e la vittima coincidono.&#8221;<a href=\"#_ftn32\">[32]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uomo abdica volontariamente alla propria libert\u00e0 e accetta di diventare schiavo allo scopo di poter far parte della massa. Se non diventasse schiavo e non rinunciasse a se stesso sarebbe impossibile uniformarsi ad essa. Rinuncia a tutte le sue idee personali, alla sua vita e subordina tutto al nuovo idolo. Secondo Levi il nostro atteggiamento nei confronti della schiavit\u00f9 \u00e8 paradossale: da un lato ci scandalizziamo degli schiavi e della disumanit\u00e0 con la quale furono trattati in altre culture (p.es. nell\u2019antichit\u00e0) ma rifiutiamo di comprendere che lo Stato anche oggi ci sta \u201cschiavizzando\u201d. In qualsiasi modo in cui uno Stato costringe i cittadini di sottomettersi alla propria volont\u00e0 li rende schiavi. Anche le multinazionali stanno schiavizzando gli operai con turni di lavoro massacranti ma nessun schieramento politico si scandalizza. La schiavit\u00f9 e la sottomissione sono assolutamente funzionali ai regimi odierni anche perch\u00e9 gli schiavi raramente rovesciano il loro dio.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"225\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/lucania_asino.jpg\" alt=\"Carlo Levi: Lucania 61 (dettaglio)\" class=\"wp-image-1856 lazyload\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 300px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 300\/225;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"> Carlo Levi: Lucania 61 (dettaglio) <\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Anche molti movimenti rivoluzionari sono limitati e spesso sboccano nella stessa schiavit\u00f9 dei regimi contro i quali si sono opposti. \u201cPerch\u00e9 lo Stato sia dio, tutto l\u2019uomo, in quanto \u00e8 Stato, dev\u2019essere servo; e tutti gli uomini lo sono, dal re stesso al pi\u00f9 basso dei paria.\u201d<a href=\"#_ftn33\">[33]<\/a> Nello Stato-dio tutti sono schiavi, non importa a che ceto appartengono. La schiavit\u00f9 di taluni talvolta \u00e8 anche funzionale alla libert\u00e0 di altri: \u201cperch\u00e9 Roma fosse libera, il mondo intero doveva cadere in schiavit\u00f9\u201d<a href=\"#_ftn34\">[34]<\/a> Di quella schiavit\u00f9 la gente si scandalizza ma quando si tratta di capire la propria condizione di schiavi chiudono occhi, orecchie e bocca rifiutando qualsiasi dialogo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando gli schiavi non si possono prendere con le armi o comprare con il denaro, secondo Levi bisogna crearli in altro modo: \u201c<strong>i cittadini stessi dovranno diventare schiavi, per un processo di espulsione e di differenziazione<\/strong>.\u201d<a href=\"#_ftn35\">[35]<\/a> Lo Stato-dio deve creare li schiavi perch\u00e9 sono funzionali alla sua esistenza. Anche Canetti sostiene che chi \u00e8 al potere cerca soprattutto di rendere schiavi o bestie i membri del popolo a lui sottomesso. In pi\u00f9 si impegna a dividere il popolo in massa ubbidiente e individui emarginati che dovranno essere odiati dalla massa per la loro diversit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Abdicare alla propria libert\u00e0 in nome della certezza e la crudelt\u00e0 dello Stato-dio<\/h2>\n\n\n\n<p>La maggiore criticit\u00e0 dei movimenti di massa \u00e8 che non lasciano pi\u00f9 posto per la persona e per l\u2019individuo, visto che il tutto diventa una massa unica e informe. Un altro aspetto che accumuna la religione ai fenomeni di massa politici \u00e8 fornire certezza o sicurezza. &nbsp;\u201cReligione \u00e8 limitazione individualizzatrice di quello che non ha forma, fissazione simbolica dell\u2019indeterminato.\u201d<a href=\"#_ftn36\">[36]<\/a> <strong>L\u2019indeterminato fa paura, come la libert\u00e0, per questo bisogna cercare di fissarlo simbolicamente. <\/strong>Le preghiere sono propedeutiche agli ordini politici, non devono avere senso e l\u2019obiettivo non \u00e8 stimolare il pensiero ma creare certezza. \u201cIl linguaggio religioso \u00e8 perci\u00f2, per sua natura, inespressivo. Una preghiera non deve avere alcun senso [\u2026] deve essere, come ogni simbolo, precisa e determinata, e infinitamente ripetibile.\u201d<a href=\"#_ftn37\">[37]<\/a> Tutto il linguaggio religioso nasce da un bisogno di fissazione e di certezza che \u00e8 rilevante soprattutto in tempi bui. N\u00e9 la preghiera n\u00e9 l\u2019ordine viene messo in dubbio.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"145\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/IMG_20200625_072904_158.jpg\" alt=\"Motto dell'Iperstato Oceania\" class=\"wp-image-1865 lazyload\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 300px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 300\/145;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Slogan del Socing in 1984 di George Orwell<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Un&#8217;altra prerogativa delle religioni che le accumuna allo Stato \u00e8 la crudelt\u00e0, basti pensare alle guerre di religione. \u201cSe perfino Cristo nasce dal sangue; se ogni uomo crede di diventare immortale, di diventare un dio attraverso la propria vera morte; come potr\u00e0 originarsi la divinit\u00e0 dello Stato senza uccisioni, stragi e guerra?\u201d<a href=\"#_ftn38\">[38]<\/a> Lo Stato totalitario e la religione fanatica giustificano la crudelt\u00e0. In fondo contribuisce ad annientare \u201ci cattivi\u201d , i malpensanti\u201d e a rafforzare la massa, il gregge ubbidiente che segue fedelmente l\u2019unica verit\u00e0 ammessa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAlla divinit\u00e0 statale la guerra sar\u00e0 sacrificio perfetto, perch\u00e9 per essa saranno vittime i nemici, gli estranei al dio;\u201d<a href=\"#_ftn39\">[39]<\/a> La crudelt\u00e0 nei confronti degli individui che non fanno parte della massa \u00e8 giustificata, come era giustificato bruciare le persone nei forni da parte dei nazisti. In fondo hanno eseguito solo degli ordini. I nemici non morti in guerra diventeranno schiavi, ma rimangono vittime di uno stesso idolo. La pericolosit\u00e0 sta proprio nell\u2019idolatria: \u201cGli stermini dei prigionieri e dei vinti sono non solo legittimi, ma necessari alla guerre religione \u2013 ed <strong>\u00e8 vano e stolto stupirsi dei bombardamenti delle citt\u00e0 aperte e della morte dei fanciulli quando si combatte per un idolo<\/strong>.\u201d<a href=\"#_ftn40\">[40]<\/a> Quando c\u2019\u00e8 un&#8217;unica verit\u00e0 a quella viene subordinato tutto, anche la vita delle persone. I sacrifici servono a mantenere in piedi la struttura dello Stato-dio totalitario, costi quel che costi.<\/p>\n\n\n\n<p>Va combattuto quindi in primis il senso idolatrico dello Stato: \u201c<strong>Solo lo stato di libert\u00e0, \u00e8 stato di pace: dove \u00e8 vera pace, l\u00e0 \u00e8 vera libert\u00e0, perch\u00e9 gli idoli non vivono senza guerra<\/strong>; ma gli uomini vivono soltanto nella pace.\u201d<a href=\"#_ftn41\">[41]<\/a> Dove regna libert\u00e0 non ci sono guerre e spariscono anche gli idoli grazie al pensiero individuale delle persone. Gli idoli sono invece funzionali alle dittature e alla guerra: \u201c[\u2026] il sangue del nemico rappresenta il sangue dell\u2019idolo: lo Stato deve sanguinare per vivere e per vincere; morire per la patria \u00e8 dunque un privilegio sacerdotale. [\u2026]\u201d<a href=\"#_ftn42\">[42]<\/a> Chi non ha idoli e non esegue ordini \u00e8 automaticamente libero. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non solo morire in guerra diventa un privilegio, anche uccidere costituisce un versar sangue sacro. &nbsp;Proprio grazie alla guerra di possono essere conservarti il Dio e la schiavit\u00f9.<a href=\"#_ftn43\">[43]<\/a> Visto che non pensa pi\u00f9, la massa non si rende conto che \u00e8 carne da macello che si sacrifica per gli idoli dello Stato. Altrimenti nessun soldato si presterebbe alla guerra. La libert\u00e0 \u00e8 sinonimo di pace: <strong>\u201cUna libert\u00e0 vera, e non puramente istituzionale, non conosce guerre, perch\u00e9 le ha gi\u00e0 vinte tutte, e non conosce eserciti perch\u00e9 li ha tutti distrutti<\/strong>; e se le avviene di dover combattere per difendersi contro i rinascenti dei e i risorgenti eserciti, \u00e8 perch\u00e9 essa non era del tutto vera e del tutto libera.\u201d<a href=\"#_ftn44\">[44]<\/a> Se ci riflettiamo bene, anche molti movimenti di liberazione sono sboccati in dittature. <\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il ruolo della propaganda e la distruzione del libero pensiero<\/h2>\n\n\n\n<p>\u201cIl linguaggio poetico \u00e8 impossibile, e con esso l&#8217;arte e la cultura: esso deve essere sostituito dal linguaggio religioso, dal rito delle armi, dalla ripetibile certezza.\u201d<a href=\"#_ftn45\">[45]<\/a> &#8211; Oggi assistiamo ad una distruzione della cultura e dell\u2019intero sistema scolastico che non trasmette pi\u00f9 conoscenze ma competenze utili per il mercato del lavoro svuotando completamente le menti e impedendo la nascita del pensiero critico nelle giovani generazioni. L\u2019arte e la cultura sono troppo elitarie, occorre un linguaggio semplice, religioso, propagandistico che indottrina solo certezze e verit\u00e0 e non insegna a pensare.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel suo <em>Discorso sulla servit\u00f9 volontaria<\/em> La Bo\u00e9tie definiva i teatri, i giochi, gli spettacoli e i gladiatori come \u201cl\u2019esca della servit\u00f9, il prezzo della libert\u00e0, lo strumento della tirannide\u201d, visto che \u201cstordivano i loro sudditi sotto il giogo\u201d<a href=\"#_ftn46\">[46]<\/a> Anche il pi\u00f9 importante rappresentante della Scuola di Francoforte, Theodor Adorno non vede di buon occhio i mass media, in quanto manipolano l\u2019opinione pubblica. L\u2019industria culturale anzich\u00e9 promuovere il libero pensiero diffonde solo valori propagandistici del rispettivo regime soggetti alla logica capitalistica che non lascia spazio al dissenso. Fortunatamente ad Adorno non tocc\u00f2 vedere la televisione attuale, dal momento che era rimasto disturbato gi\u00e0 dalla radio e televisione degli anni &#8217;60.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"216\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/propaganda-1b.jpg\" alt=\"Esaltazione dell'idolo nella propaganda di regime.\" class=\"wp-image-2642 lazyload\" style=\"--smush-placeholder-width: 300px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 300\/216;object-fit:cover\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Esaltazione dell&#8217;idolo nella propaganda di regime.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Anche Levi menziona il grandissimo ruolo della propaganda e della cultura della massa: \u201cLa propaganda \u00e8 sempre religiosa, \u00e8 sempre \u00abpropaganda fide\u00bb: credere nell&#8217;idolo non \u00e8 pensare, ma adorare;\u201d<a href=\"#_ftn47\">[47]<\/a> Molte persone non si rendono nemmeno conto del potere dei mass media che indottrinano, separano quelli che pensano \u201cla verit\u00e0\u201d da quelli che non si allineano al pensiero dominante. L\u2019adorazione \u00e8 sempre passiva e richiede che il pensiero libero prima sia stato anestetizzato. Un&#8217;altra caratteristica \u00e8 il divieto assoluto di mettere in dubbio il pensiero dominante con il sistema tesi-antitesi-sintesi di Hegel. La tesi \u00e8 una sola, l\u2019antitesi non ha ragione di esistere e la sintesi deve per forza corrispondere alla tesi visto che la contrariet\u00e0 non \u00e8 ammessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Analizzando lo slogan del fascismo Levi giunge alla seguente conclusione: <strong>\u201cCredere, obbedire, combattere. Dove la massa \u00e8 sacra, e lo Stato divino, non si pu\u00f2 creare n\u00e9 parlare, ma credere e pregare<\/strong>. [\u2026] la guerra eterna \u00e8 sola generatrice di d\u00e8i.\u201d<a href=\"#_ftn48\">[48]<\/a> Questo slogan chiarisce anche in che modo lo Stato ha preso il posto della religione. L\u2019ideologia totalitaria \u00e8 diventata una religione, un Dio in cui credere. Nonostante singoli rappresentanti che si sono coraggiosamente opposti alle barbarie, l&#8217;autorit\u00e0 religiosa quale istituzione ha sempre ufficialmente appoggiato o tollerato i regimi totalitari e forse proprio per questo motivo pu\u00f2 fungere da esempio ideologico.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si deve chiedere, avere dubbi, ma bisogna credere con fede e obbedire senza diventare scomodi per combattere insieme alla massa ubbidiente. Chi si rifiuta diventa automaticamente un capro espiratorio, lo straniero di Levi, l\u2019ebreo del nazifascismo e tutto quello che in qualsiasi epoca viene odiato e perseguitato dalle masse. Chi crede in un idolo o obbedisce ad uno Stato totalitario annulla il pensiero critico e adora i suoi idoli senza mettere in moto il cervello. E\u2019 disposto a uccidere per il suo dio perch\u00e9 ha abdicato alla propria umanit\u00e0 e al pensiero libero. Non si ferma chiedendosi: ma che cosa sto facendo? Altrimenti non si potrebbero spiegare i milioni di morti nelle guerre, l\u2019esistenza dei campi di concentramento, l\u2019odio fanatico e i fenomeni di massa.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-css-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Italo Calvino: Dipingere con parole, scrivere con immagini. Ed. da Lene Waage Petersen e Birgitte Grundtvig, Nuova Prosa, Edizione speciale 42 (2005)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Carlo Levi: Paura della libert\u00e0, Vicenza: Neri Pozza, 2008 [1946 Einaudi] p. 134<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> Carlo Levi: <em>Paura della libert\u00e0<\/em>, Editoriale di La Nazione del Popolo, 1944 (?), p. 1 [citazione originale non reperita] La Nazione del Popolo era un quotidiano fiorentino pubblicato a cura del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale tra il 1944 e il 1947. Levi era tra i 5 condirettori e aveva un ruolo importante sia nella scelta dei collaboratori che nella stesura degli articoli di cui scrisse una trentina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> Etienne de La Bo\u00e9tie: Discorso sulla servit\u00f9 volontaria. Macerta: Liberi libri, 2004, p. 19<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> La Bo\u00e9tie, Servit\u00f9 volontaria, 8<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> Ibid, 20<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a> Ibid<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a> Levi, Paura della libert\u00e0, 131<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a> &nbsp;&nbsp;Ibid, 25 (prefazione di Giorgio Agamben)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a> La Bo\u00e9tie, Servit\u00f9 volontaria, 21<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref11\">[11]<\/a> Levi, Paura della libert\u00e0, 28<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref12\">[12]<\/a> Ibid, 30<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref13\">[13]<\/a> \u201eEs sollen also die Nationen hier so angesehen werden, als w\u00e4ren sie <em>Religionen<\/em>.\u201c (Elias Canetti: Masse und Macht. Frankfurt: Fischer, 1960 [2020], p. 198)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref14\">[14]<\/a> \u201eMan ist noch heute fassungslos dar\u00fcber, da\u00df Deutsche so weit gegangen sind, da\u00df sie ein Verbrechen von solchen Ausma\u00dfen, sei es mitgemacht, sei es geduldet oder \u00fcbersehen haben.\u201c (Canetti, Masse und Macht, 219)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref15\">[15]<\/a> Cfr. Ibid, 391 (Es ist bekannt, da\u00df Menschen, die unter Befehl handeln, der furchtbarsten Taten f\u00e4hig sind.)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref16\">[16]<\/a> \u201eDer &gt;freie&lt; Mensch ist nur der, der es verstanden hat, Befehlen auszuweichen, und nicht jener, der sich erst nachtr\u00e4glich von ihnen befreit.\u201c (Canetti, Masse und Macht, 361)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref17\">[17]<\/a> Cfr. Canetti, Masse und Macht, 357 s.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref18\">[18]<\/a> Levi, Paura della libert\u00e0, 126<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref19\">[19]<\/a> Ibid, 127<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref20\">[20]<\/a> Cfr. Canetti, Masse und Macht, 82<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref21\">[21]<\/a> Levi, Paura della libert\u00e0, 130<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref22\">[22]<\/a> Ibid, 131<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref23\">[23]<\/a> Ibid, 131<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref24\">[24]<\/a> Ibid, 39<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref25\">[25]<\/a> Cfr. Ibid, 42<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref26\">[26]<\/a> Ibid, 41<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref27\">[27]<\/a> \u201cWas sie sich w\u00fcnschen, ist [\u2026] eine folgsame <em>Herde<\/em>. Es ist \u00fcblich, die Gl\u00e4ubigen als Schafe zu betrachten und f\u00fcr ihren Gehorsam zu loben.\u201d (Canetti, Masse und Macht, 25)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref28\">[28]<\/a> Cfr. Levi, Paura della libert\u00e0, 45f<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref29\">[29]<\/a> Cfr. Ibid, 49<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref30\">[30]<\/a> Ibid, 55<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref31\">[31]<\/a> Ibid, 56<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref32\">[32]<\/a> Ibid, 73 e 75<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref33\">[33]<\/a> Ibid, 76<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref34\">[34]<\/a> Ibid, 77<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref35\">[35]<\/a> Ibid, 78<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref36\">[36]<\/a> Ibid, 89<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref37\">[37]<\/a> Ibid, 89<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref38\">[38]<\/a> Ibid, 109<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref39\">[39]<\/a> Ibid, 109<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref40\">[40]<\/a> Ibid, 109<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref41\">[41]<\/a> Ibid, 110<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref42\">[42]<\/a> Ibid, 111<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref43\">[43]<\/a> Cfr, Ibid, 113<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref44\">[44]<\/a> Ibid, 120<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref45\">[45]<\/a> Ibid, 131<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref46\">[46]<\/a> La Bo\u00e9tie, Servit\u00f9, 24<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref47\">[47]<\/a> Levi, Libert\u00e0, 132<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref48\">[48]<\/a> Ibid, 133<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Analisi dei concetti di libert\u00e0, massa e Stato-dio nei regimi totalitari Introduzione Paura della libert\u00e0 \u00e8 uno dei pi\u00f9 importanti scritti di Carlo Levi, ma purtroppo anche il meno noto. Scrisse quel breve ma denso saggio nel 1939 in esilio in Francia per pubblicarlo poi alla fine della guerra nel 1946 presso Einaudi. Nel dopoguerra [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-1835","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-letteratura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1835","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1835"}],"version-history":[{"count":23,"href":"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1835\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2643,"href":"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1835\/revisions\/2643"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1835"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1835"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1835"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}