{"id":1264,"date":"2021-03-28T17:45:46","date_gmt":"2021-03-28T15:45:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/?p=1264"},"modified":"2026-02-27T18:08:32","modified_gmt":"2026-02-27T17:08:32","slug":"le-operette-morali-di-giacomo-leopardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/2021\/03\/28\/le-operette-morali-di-giacomo-leopardi\/","title":{"rendered":"Le Operette morali di Giacomo Leopardi"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\">Analisi e commento di una selezione di dialoghi tratti dalle Operette Morali di Giacomo Leopardi, un capolavoro del grande filologo e poeta dell&#8217;Ottocento<\/h1>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Introduzione<\/h2>\n\n\n\n<p>Giacomo Leopardi \u00e8 una pietra miliare della letteratura italiana, un poeta sublime, un grande filologo e un pensatore originale di un\u2019immensa cultura classica. Purtroppo spesso viene ridotto al pessimismo cosmologico senza tener conto della vastit\u00e0 del suo pensiero. La malinconia ha senz\u2019altro avuto un posto importante nella vita del poeta romantico anche se oggi lo si potrebbe definire meglio come scettico. Leopardi era scettico nei confronti dell\u2019umanit\u00e0, della scienza, della religione, della filosofia, dei valori morali e dopo secoli chi potrebbe dargli torto? La sua grandezza risiede nell\u2019inventiva, nella creativit\u00e0 letteraria (per la quale le <em>Operette morali<\/em> sono un esempio eccellente) nonch\u00e9 nel suo spirito libero ed indipendente. Egli fu molto apprezzato da Friedrich Nietzsche che prima di essere filosofo era anche filologo.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Leopardi non era un vero e proprio filosofo ma con il suo pensiero ha indubbiamente anticipato l\u2019esistenzialismo. In tedesco e inglese lo si potrebbe definire come Essayist, il che rende d\u2019obbligo un confronto con il fondatore di questo genere, Michel de Montaigne di cui abbiamo gi\u00e0 approfondito i celebri <em><a href=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/2018\/04\/10\/i-saggi-essais-di-michel-de-montaigne\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Saggi<\/a><\/em>. Lo <em>Zibaldone dei pensieri<\/em> \u00e8 l\u2019opera pi\u00f9 voluminosa di Leopardi e pi\u00f9 che un diario intellettuale costituisce una raccolta di pi\u00f9 di 4500 pagine di brevi saggi in cui l\u2019autore spazia tra filosofia, filologia e osservazioni di carattere morale. Non era un filosofo sistematico, ma creativo e \u201cin continua evoluzione\u201d, proprio come il precursore francese del genere. Lo <em>Zibaldone dei pensieri<\/em> sul quale Leopardi lavor\u00f2 tra il 1817 (quando aveva appena 19 anni) e il 1832 costituisce la base teorica sia dei <em>Pensieri<\/em> che delle <em>Operette morali<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Cenni sulla vita di Giacomo Leopardi<\/h2>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"378\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Melencolia_I_Duerer.jpg\" alt=\"Melencolia\" class=\"wp-image-1673 lazyload\" data-srcset=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Melencolia_I_Duerer.jpg 300w, https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Melencolia_I_Duerer-238x300.jpg 238w\" data-sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 300px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 300\/378;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Albrecht D\u00fcrer: Melancholia I, incisione del 1514, Staatliche Kunsthalle Karlsruhe.<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Giacomo Leopardi nacque il 29 giugno del 1798 a Recanati nelle Marche, figlio del conte Monaldo e della marchesa Adelaide. Il padre era ultra-conservatore e la madre bigotta, di conseguenza l\u2019atmosfera che si respirava in casa era estremamente chiusa ed opprimente. In pi\u00f9 Recanati era un piccolo paese dello Stato Pontifico, lontano dai centri culturali dell&#8217;Italia, ma immerso nella natura. Rispettivamente uno e due anni dopo di lui nacquero il fratello Carlo e la sorella Paolina con i quali trascorse un\u2019infanzia felice tra la natura e i libri. Il precettore dei tre figli maggiori fu l\u2019abate Sebastiano Sanchini e il giovane Leopardi pot\u00e9 fare l\u2019autodidatta anche grazie alla vastissima biblioteca paterna. Ottenne risultati eccezionali nello studio dei classici e delle lingue antiche. Nel 1809 all\u2019et\u00e0 di solo 11 anni compose il sonetto <em>La morte di Ettore<\/em> e nel 1813 intraprese lo studio del greco, sempre come autodidatta eseguendo le prime traduzioni di classici a partire dal 1815 (<em>Batracomiomachia <\/em>e parti dell\u2019<em>Odissea<\/em> di Omero, <em>Vita di Plotino<\/em> di Porfirio, ecc\u2026). Dal latino tradusse parti dell\u2019<em>Eneide <\/em>e in adolescenza acquis\u00ec una cultura umanistica immensa che sarebbe poi confluita nella sua produzione letteraria. La maggior parte della sua produzione lirica fu composta negli anni venti in cui Leopardi inizi\u00f2 a frequentare gli ambienti letterari dove conobbe sia Manzoni che Stendhal. Riusc\u00ec a pubblicare molte delle sue opere ancora in vita, soltanto lo <em>Zibaldone dei Pensieri<\/em> e l\u2019<em>Epistolario<\/em> furono pubblicati postumi.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Le Operette morali<\/h2>\n\n\n\n<p>Nell\u2019antichit\u00e0, molto cara a Leopardi, i dialoghi costituivano il genere <em>par excellence<\/em>, basta pensare a Platone. I modelli letterari delle <em>Operette morali<\/em> sono i <em>Dialoghi dei morti<\/em> (<em>\u039d\u03b5\u03ba\u03c1\u03b9\u03ba\u03bf\u03af \u0394\u03b9\u03ac\u03bb\u03bf\u03b3\u03bf\u03b9<\/em>) di Luciano di Samostata (II secolo d. C.) e i <em>Moralia<\/em> (\u1f18\u03b8\u03b9\u03ba\u03ac) di Plutarco (I secolo d.C.). Il titolo dell\u2019opera leopardiana \u00e8 ironico (piccole opere) e l\u2019autore d\u00e0 voce ai suoi pensieri esposti nello <em>Zibaldone<\/em> e nei <em>Pensieri<\/em> inventando appunto dialoghi tra personaggi mitologici o storici. Il piacere della lettura delle <em>Operette morali<\/em> \u00e8 immenso anche per via del fatto che Leopardi ci fa avvicinare a tantissima letteratura antica di cui egli fu un fine conoscitore. Gli argomenti delle <em>Operette morali<\/em> sono di natura appunto morale, parlano della condizione dell\u2019uomo, della morte, della natura, dell\u2019infelicit\u00e0, del suicidio, dell\u2019antropocentrismo, ecc. Mentre questi concetti vengono esposti a mo\u2019 di trattato nello <em>Zibaldone<\/em> e nei <em>Pensieri, <\/em>nelle <em>Operette morali<\/em> Leopardi ha modo di esprimere al meglio anche la sua creativit\u00e0 letteraria e il suo stile particolare. A tratti le <em>Operette morali<\/em> sono divertentissime, per esempio quando Leopardi si schiera ripetutamente contro l\u2019antropocentrismo. Con le sue riflessioni sarcastiche e acute ci insegna a non prenderci troppo sul serio e riconosce l\u2019assurdit\u00e0 di molte occupazioni ed atteggiamenti umani.<\/p>\n\n\n\n<p>Le <em>Operette morali<\/em> furono quasi tutte scritte nel 1824; il <em>Dialogo di Plotino e di Porfirio<\/em> risale invece al 1827 cos\u00ec come <em>Il Copernico<\/em>,<em> <\/em>mentre il <em>Dialogo di un venditore d\u2019almanacchi e di un passeggere<\/em> e il <em>Dialogo di Tristano e di un amico<\/em> furono composti nel 1832. Esistono diverse edizioni delle <em>Operette morali<\/em>. La prima fu pubblicata a Bologna ancora nel 1824, la seconda a Milano nel 1827, la terza a Firenze nel 1834 e la quarta e ultima durante la vita di Leopardi a Napoli nel 1836, sequestrata peraltro dalla censura borbonica. Le <em>Operette morali<\/em> furono scritte in un periodo di tristezza, ne fa autoironia Leopardi stesso nell\u2019ultimo <em>dialogo di Tristano e di un amico<\/em> che si riferisce all\u2019opera stessa in maniera esplicita. (Amico: Ho letto il vostro libro. Malinconico al vostro solito.<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>) Leopardi era senz\u2019altro malinconico, ma le vicende biografiche hanno giocato un ruolo importante: oltre all\u2019ambiente difficile e austero della casa paterna, Leopardi per tutta la vita fu un uomo malato, soffriva di asma, problemi alle ossa, disturbi gastrointestinali e (forse la cosa peggiore) anche di una malattia agli occhi che comport\u00f2 la sua conversione da filologo (che legge) a filosofo (che pensa) e che lo tenne lontano per diversi periodi dagli libri o limit\u00f2 la loro lettura.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" width=\"400\" height=\"600\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Leopardi_statua-e1616883071978.jpg\" alt=\"Leopardi Panichi, Recanati\" class=\"wp-image-1270 lazyload\" style=\"--smush-placeholder-width: 400px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 400\/600;width:150px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Statua di Giacomo Leopardi di Ugolino Panichi, Recanati, 1864 (Wikicommons \/ Diego Bonacina)<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Oltre ai problemi di salute Leopardi fu tormentato da storie d\u2019amore non corrisposte e non riusc\u00ec mai a realizzarsi negli affetti sentimentali mentre ebbe pi\u00f9 fortuna nell\u2019amicizia. Non possiamo fare a meno di pensare all&#8217;esperienza di Cesare Pavese, sfortunato nell\u2019amore e asmatico pure lui<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a>. Pavese conosceva bene Leopardi, probabilmente le <em>Operette morali<\/em> furono di ispirazione per i <em><a href=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/2020\/10\/06\/dialoghi-con-leuco-di-cesare-pavese-analisi-e-commento\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Dialoghi con Leuc\u00f2<\/a><\/em> anche se ci sono molte differenze tra le due opere. Leopardi scrisse un\u2019opera molto filologica mentre quella di Pavese \u00e8 soprattutto letteraria e nei suoi dialoghi si focalizza esclusivamente sulla mitologia greca. Entrambi i letterati sono morti molto giovani, Leopardi mor\u00ec a Napoli qualche giorno prima del suo 39\u00b0 compleanno di un&#8217;edema polmonare e un conseguente attacco d\u2019asma. L\u2019anno prima era scampato al pericolo del colera che imperversava nella citt\u00e0 partenopea e che egli nella corrispondenza aveva apostrofato pi\u00f9 volte come peste. Al contrario di Pavese non prese mai in considerazione il suicidio (anche se ci rifletteva molto) e in un suo famoso dialogo anche Plotino dissuade Porfirio da quel gesto. Per Leopardi la migliore medicina contro il male della vita era la letteratura: \u201cFelicit\u00e0 da me provata nel tempo del comporre, il miglior tempo ch\u2019io abbia passato in mia vita, e nel quale mi contenterei di durare finch\u2019io vivo.\u201d<a href=\"#_ftn3\">[3]<\/a><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"ercole\">Dialogo d\u2019Ercole e di Atlante<\/h2>\n\n\n\n<p>Il destino di Atlante fu quello di reggere la volta celeste. Era di statura enorme e dominava un vasto impero. La sua sciagura ebbe inizio quando incontr\u00f2 Perseo. Come tutti i ricchi, Atlante era tormentato dall\u2019idea di perdere ci\u00f2 che aveva. Si rifiut\u00f2 perci\u00f2 di ospitare Perseo nel suo regno e quello lo spavent\u00f2 con il volto orrendo della Medusa. \u201cGrande quant\u2019era, Atlante divent\u00f2 un monte [\u2026] e tutto il cielo con le sue tante stelle poggi\u00f2 su di lui.\u201d<a href=\"#_ftn4\">[4]<\/a> Ercole si addoss\u00f2 il cielo al posto di Atlante affinch\u00e9 egli pot\u00e9 aiutarlo a cogliere i pomi delle Esperidi (11\u00b0 fatica \u2013 Ercole e le mele d\u2019oro). Nel <em>Dialogo d\u2019Ercole e di Atlante<\/em>, Giove manda Ercole da Atlante per farlo un po\u2019 riposare reggendo al suo posto il peso del mondo: \u201c[\u2026] in caso che tu fossi stracco di cotesto peso, che io me lo addossi per qualche ora, come feci non mi ricordo quanti secoli sono, tanto che tu pigli fiato e ti riposi un poco.\u201d<a href=\"#_ftn5\">[5]<\/a> Ercole allude ovviamente alla sua 11\u00b0 fatica. E\u2019 curioso che in letteratura Atlante a volte regge il cielo (per esempio in Ovidio), in altre la terra o le colonne che la sostengono (Omero nell\u2019<em>Odissea<\/em>, Eschilo nel <em>Prometeo incatenato<\/em>). La figura di Ercole fu cara anche a Dante Alighieri che nel <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/2022\/10\/21\/canto-xxvi-dellinferno-ulisse-e-diomede\/\" target=\"_blank\">canto XXVI dell&#8217;Inferno<\/a> narra della morte di Ulisse avvenuta mentre sfidava appunto le colonne d&#8217;Ercole nello stretto di Gibilterra. Nel <em>Dialogo d\u2019Ercole e di Atlante<\/em> Leopardi opta per un Atlante che alla Tiziano Aspetti e Lucas Cranach sostiene il globo terrestre.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"412\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Ercole_Atlante-e1616883044520.jpg\" alt=\"Cranach: Ercole e Atlante\" class=\"wp-image-1269 lazyload\" style=\"--smush-placeholder-width: 600px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 600\/412;width:300px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Lucas Cranach il Vecchio (1472 &#8211; 1553 ), Ercole allegerisce Atlante del globo, 1530 circa <\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>L\u2019Atlante leopardiano risponde ad Ercole che non ha bisogno del suo gentile aiuto, in quanto il mondo non pesa pi\u00f9 tanto: \u201c[\u2026] il mondo \u00e8 fatto cos\u00ec leggero, che questo mantello che porto per custodirmi dalla neve, mi pesa di pi\u00f9.\u201d<a href=\"#_ftn6\">[6]<\/a> Non \u00e8 per\u00f2 ancora tutto, il mondo non solo ha perso spessore ed \u00e8 diventato leggero, non fa nemmeno pi\u00f9 rumore, tantoch\u00e9 Atlante aveva sospettato che fosse morto: \u201c[\u2026] e io per me stetti con grandissimo sospetto che fosse morto, aspettandomi di giorno in giorno che m\u2019infettasse col puzzo; e pensava come e in che luogo lo potessi seppellire, e l\u2019epitaffio che gli dovesse porre. Ma poi veduto che non marciva, mi risolsi che di animale che prima era, si fosse convertito in pianta, come Dafne e tanti altri; e che da questo nascesse che non si moveva e non fiatava: e ancora dubito che fra poco non mi gitti le radici per le spalle, e non vi si abbarbichi.\u201d<a href=\"#_ftn7\">[7]<\/a> Leopardi conosceva senz\u2019altro molto bene le <em>Metamorfosi <\/em>di Ovidio dove leggiamo non solo di Dafne trasformata in alloro ma anche la commovente storia di Fil\u00e8mone e B\u00e0ucide che alla morte nello stesso istante si trasformano in alberi vicini.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" width=\"378\" height=\"600\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Tiziano_Atlante_Venezia-e1616883177632.jpg\" alt=\"Tiziano Aspetti: Atlante, Venezia\" class=\"wp-image-1273 lazyload\" style=\"--smush-placeholder-width: 378px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 378\/600;width:150px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Tiziano Aspetti (1559 &#8211; 1606): Atlante che sostiene il mondo, Palazzo Ducale, Venezia, 1600 circa (Wikicommons \/ Sailko)<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Ercole pensa invece che la terra dorma e propone un gioco di palla con la \u201csferuzza\u201d \u2026 Capita quello che doveva capitare, la terra cade: \u201cAtlante: Corri presto in l\u00e0; presto ti dico; guarda per Dio, ch\u2019ella cade: mal abbia il momento che tu ci sei venuto.\u201d<a href=\"#_ftn8\">[8]<\/a> Apparentemente la caduta della terra non ha per\u00f2 avuto ripercussioni negative. Alludendo ad Orazio, Ercole conclude che \u201coggi tutti gli uomini sieno giusti, perch\u00e9 il mondo \u00e8 caduto, e niuno s\u2019\u00e8 mosso.\u201d<a href=\"#_ftn9\">[9]<\/a> Pu\u00f2 anche crollare il mondo senza che la massa addormentata degli uomini reagisca. Con la caricatura della terra Leopardi mette in ridicolo il sistema geocentrico e crea un collegamento con un altro dialogo dal titolo <em>Il<\/em> <em>Copernico<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>In quel dialogo apprendiamo che il sole si \u00e8 stancato della presunzione della terra: \u201c[\u2026] io sono stanco di questo continuo andare attorno per far lume a quattro animaluzzi, che vivono in su un pugno di fango, tanto piccino che io, che ho buona vista, non lo arrivo a vedere: e questa notte ho fermato di non voler altra fatica per questo; e che se gli uomini vogliono veder lume, che tengano i loro fuochi accesi, o provveggano in altro modo.\u201d<a href=\"#_ftn10\">[10]<\/a> Secondo il sole sarebbe ora che cominciasse a muoversi la terra, in quanto \u00e8 \u201csciocchissima la fatica di correre alla disperata cos\u00ec grande e grosso come io sono, intorno a un granellino di sabbia.\u201d<a href=\"#_ftn11\">[11]<\/a> L\u2019antropocentrismo secondo Leopardi \u00e8 sciocco e l\u2019uomo deve smettere di sentirsi il centro dell\u2019universo. Il sole d\u00e0 anche due avvertimenti a Copernico: stare attento a non procurarsi qualche scottatura (alludendo a <a href=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/2023\/03\/26\/il-pensiero-filosofico-di-giordano-bruno\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Giordano Bruno<\/a>) e dedicare la sua opera al papa.<a href=\"#_ftn12\">[12]<\/a> <em>De revolutionibus orbium caelestium<\/em> (1547) \u00e8 infatti dedicato a papa Paolo III. Leopardi non fu uno scienziato, ma seguiva le discussioni tecniche e scientifiche della sua epoca con grande interesse e coltivava interessi naturalistici e geografici.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Dialogo di un fisico e di un metafisico<\/h2>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-medium is-resized\"><img decoding=\"async\" width=\"289\" height=\"300\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Chirone_Achille_Napoli-289x300.jpg\" alt=\"Chirone educa Achille, Ercolano.\" class=\"wp-image-1268 lazyload\" style=\"--smush-placeholder-width: 289px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 289\/300;width:300px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Chirone educa Achille, affresco a Ercolano, 1\u00b0 secolo d.C. (Museo archeologico nazionale di Napoli) <\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Nel <em>Dialogo di un fisico e di un metafisico<\/em> il fisico trova l\u2019arte di vivere lungamente e il metafisico lo implora di nascondere la scoperta in un cassetto che potr\u00e0 essere aperto soltanto quando qualcuno avr\u00e0 scoperto l\u2019arte di vivere felicemente. \u201cPerch\u00e9 se la vita non \u00e8 felice, che fino a ora non \u00e8 stata, meglio ci torna averla breve che lunga.\u201d<a href=\"#_ftn13\">[13]<\/a> Cita poi il saggio Chirone che compare anche nei <em>Dialoghi con Leuc\u00f2<\/em> di Cesare Pavese in quanto stufo dell\u2019immortalit\u00e0. \u201c[\u2026] il saggio Chirone, che era dio, coll\u2019andar del tempo si annoi\u00f2 della vita, pigli\u00f2 licenza da Giove di poter morire e mor\u00ec. Or pensa, se l\u2019immortalit\u00e0 rincresce agli Dei, che farebbe agli uomini.\u201d<a href=\"#_ftn14\">[14]<\/a> Nella mitologia greca Chirone era un centauro molto saggio della Tessaglia che insegn\u00f2 la medicina ad Asclepio ed educ\u00f2 anche gli eroi Achille e Giasone. Della sorte di Chirone ci parla anche Ovidio nelle <em>Metamorfosi<\/em>: \u201cAnche tu, caro padre mio, che ora sei immortale e creato \u2013 cos\u00ec fu deciso quando nascesti \u2013 per sopravvivere per tutti i secoli, un giorno desiderai di poter morire, quando sarai tormentato dal veleno di un terribile serpente che ti si spander\u00e0 nelle membra attraverso una ferita, e gli dei, da eterno che sei, ti renderanno soggetto alla morte, e le tre Parche taglieranno il filo della tua vita.\u201d<a href=\"#_ftn15\">[15]<\/a> Nella mitologia si narra anche che Chirone scambi\u00f2 la sua immortalit\u00e0 con Prometeo, ma siccome era molto caro a Zeus lo volle vicino a s\u00e9 e diede origine alla costellazione di Centauro.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre per il fisico quello che conta di pi\u00f9 \u00e8 allungare la quantit\u00e0 della vita, il metafisico pensa alla qualit\u00e0 che si esprime in una vita felice. Cita alcuni popoli lontani che hanno una vita breve di una quarantina d\u2019anni ma intensa e felice. Se contasse soltanto la quantit\u00e0 non dovrebbero esistere i suicidi. \u201c[\u2026] non il semplice essere, ma il solo essere felice, \u00e8 desiderabile.\u201d<a href=\"#_ftn16\">[16]<\/a> Anche in conclusione del <em>Dialogo di un fisico e di un metafisico<\/em> apprendiamo che la vita \u00e8 degna di essere vissuta soprattutto se \u00e8 felice: \u201cMa in fine, la vita debb\u2019esser viva, cio\u00e8 vera vita; o la morte la supera incomparabilmente di pregio.\u201d<a href=\"#_ftn17\">[17]<\/a> L\u2019infelicit\u00e0 per Leopardi \u00e8 collegato anche al fatto che siamo alienati dalla natura e approfondisce questo argomento in altri dialoghi con riferimento al suicidio.<a href=\"#_ftn18\">[18]<\/a><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Dialogo di un venditore d\u2019almanacchi e di un passeggere<\/h2>\n\n\n\n<p>Questo dialogo \u00e8 posteriore di 8 anni agli altri del volume e Leopardi lo compose soltanto nel 1832; tratta un argomento simile a quello del <em>Dialogo di un fisico e di un metafisico<\/em>: l\u2019immortalit\u00e0. Tutti vogliono vivere eternamente, ma nessuno vuole rifare la stessa sua vita. Il passeggere chiede al venditore d\u2019almanacchi: \u201cMa se aveste a rifare la vita che avete fatta n\u00e8 pi\u00f9 n\u00e8 meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?\u201d<a href=\"#_ftn19\">[19]<\/a> Il venditore risponde che non vorrebbe. Il passeggere non \u00e8 stupito perch\u00e9 \u201cse a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere.\u201d<a href=\"#_ftn20\">[20]<\/a> La vita che le persone desiderano afferrare non \u00e8 quella vissuta ma quella che non si conosce, non vorrebbero riavere la vita passata, ma quella futura.<a href=\"#_ftn21\">[21]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019illusione della felicit\u00e0 \u00e8 un concetto chiave della filosofia di Leopardi sul quale riflette anche nello <em>Zibaldone<\/em>: [\u2026] \u201cnella vita che abbiamo sperimentata e che conosciamo con certezza, tutti abbiamo provato pi\u00f9 male che bene; e che se noi ci contentiamo ed anche desideriamo di vivere ancora, ci\u00f2 non \u00e8 che per l\u2019ignoranza del futuro, e per una illusione della speranza, senza la quale illusione e ignoranza non vorremmo pi\u00f9 vivere, come noi non vorremmo rivivere nel modo che siamo vissuti.\u201d<a href=\"#_ftn22\">[22]<\/a> Anche in un altro dialogo vedremo che il piacere \u00e8 sempre futuro e mai presente, in quanto siamo privi della capacit\u00e0 di afferrarlo e apprezzarlo sul momento.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"tasso\">Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio familiare<\/h2>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" width=\"483\" height=\"600\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Torquato_Tasso_Anonimo-e1616883098676.jpg\" alt=\"Anonimo: Ritratto Torquato Tasso\" class=\"wp-image-1271 lazyload\" style=\"--smush-placeholder-width: 483px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 483\/600;width:300px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Ritratto anonimo di Torquato Tasso, 1590 circa<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>La triste storia di Torquato Tasso (1544 \u2013 1595) era particolarmente cara a Giacomo Leopardi e si pu\u00f2 dire che fosse uno dei suoi poeti preferiti. Durante il suo primo viaggio a Roma nel 1823 Leopardi si rec\u00f2 al sepolcro del poeta. Torquato Tasso divenne celebre per la sua <em>Gerusalemme liberata <\/em>(1581) che ha come argomento la prima crociata e gli scontri tra musulmani e cristiani. Fu rinchiuso dal duca Alfonso II d\u2019Este nell\u2019Ospedale Sant\u2019Anna (cella \u201cdel Tasso\u201d) a Ferrara dal 1579 al 1586 per ben 7 anni. Pare che soffrisse di manie di persecuzione e autolesionismo e il motivo della cattivit\u00e0 erano delle offese al duca o alle sue figlie. In prigione\/manicomio Tasso continu\u00f2 la sua produzione letteraria e scrisse numerose lettere a personaggi influenti per ottenere la sua liberazione. Dal 1580 le condizioni della sua prigionia migliorarono e al poeta fu permesso di uscire qualche volta. Pot\u00e9 inoltre ricevere visite come quella di Michel de Montaigne. Pare accertato che Tasso soffrisse di problemi psichiatrici (egli stesso lamentava allucinazioni e apparizioni) ma il motivo per una cattivit\u00e0 cos\u00ec lunga era probabilmente di natura politica. In un suo Dialogo dal titolo <em>Il Messaggiero<\/em> composto durante il periodo della reclusione Tasso menziona un \u201cgentil spirito\u201d<a href=\"#_ftn23\">[23]<\/a> dagli occhi azzurri (\u201csimili a quegli che Homero alla Dea d\u2019Athene attribuisce\u201d<a href=\"#_ftn24\">[24]<\/a>). Leopardi lo prende come spunto per il <em>Dialogo di Torquato Tasso<\/em>. Anche egli stesso \u00e8 affascinato dagli spiriti e dai folletti, ne sono testimonianza il <em>Dialogo di un folletto e di uno gnomo<\/em> e il <em>Dialogo di Malambruno e di Farfarello<\/em>, dei quali il primo \u00e8 stato preso in prestito dal <em><a href=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/2018\/02\/14\/miguel-cervantes-don-chisciotte-della-mancia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Don Chisciotte<\/a><\/em> di Cervantes.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <em>Dialogo di Torquato Tasso<\/em> si pu\u00f2 strutturare in tre argomenti chiavi: la realit\u00e0 contrapposta all\u2019illusione del sogno, il piacere e la noia. La Leonora del dialogo di Leopardi \u00e8 Eleonora d\u2019Este (1537 \u2013 1581), di cui Torquato Tasso era innamorato. \u201cOh potess\u2019io rivedere la mia Leonora. Ogni volta che ella mi torna alla mente, mi nasce un brivido di gioia, che dalla cima del capo mi si stende fino all\u2019ultima punta de\u2019 piedi;\u201d<a href=\"#_ftn25\">[25]<\/a> Tasso preferisce addirittura pensare alla donna che averla davanti: \u201cCerto che quando mi era presente, ella mi pareva una donna; lontana mi pareva e mi pare una dea.\u201d<a href=\"#_ftn26\">[26]<\/a> Il suo genio concorda sul fatto che le cose sognate spesso sono pi\u00f9 belle e dolci di quelle vere e cita un esempio: \u201cAnzi ho notizia di uno che quando la donna che egli ama, se gli rappresenta dinanzi in alcun sogno gentile, esso per tutto il giorno seguente, fugge di ritrovarsi con quella e di rivederla; sapendo che ella non potrebbe reggere al paragone dell\u2019immagine che il sonno gliene ha lasciata impressa, e che il vero, cancellandogli dalla mente il falso, priverebbe lui del diletto straordinario che ne ritrae.\u201d<a href=\"#_ftn27\">[27]<\/a> Vedere la donna significherebbe demolire le illusioni che non sono all\u2019altezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel <em>Dialogo di Torquato Tasso<\/em> Leopardi fa anche alcune riflessioni importanti tratte dalla sua teoria del piacere: \u201c[\u2026] il piacere \u00e8 un subbietto speculativo, e non reale; un desiderio, non un fatto; un sentimento che l\u2019uomo concepisce col pensiero, e non prova; o per dir meglio, un concetto, e non un sentimento.\u201d<a href=\"#_ftn28\">[28]<\/a> Inoltre il piacere \u00e8 sempre o passato o futuro: \u201cMa narrami tu se in alcun istante della tua vita, ti ricordi di aver detto con piena sincerit\u00e0 ed opinione: io godo. [\u2026] il piacere \u00e8 sempre o passato o futuro, e non mai presente.\u201d<a href=\"#_ftn29\">[29]<\/a> La stessa opinione del genio viene espresso da Leopardi nello <em>Zibaldone<\/em> dove aggiunge \u201cla felicit\u00e0 \u00e8 sempre altrui e non mai di nessuno, o sempre condizionata e non mai assoluta.\u201d<a href=\"#_ftn30\">[30]<\/a> Oltre a ci\u00f2, se desideriamo un cavallo e giungiamo a possederlo, resta un vuoto perch\u00e9 il vero piacere risiede nell\u2019immaginazione, nella speranza, nelle illusioni.<a href=\"#_ftn31\">[31]<\/a> \u00c8 il desiderio che ci riempie di felicit\u00e0, una volta raggiunto l\u2019oggetto subentra presto l\u2019assuefazione. Pavese per tutta la vita aveva desiderato il successo letterario e al suo apice si suicid\u00f2 perch\u00e9 non riusciva a procurargli la felicit\u00e0 sperata.<\/p>\n\n\n\n<p>Il terzo argomento chiave del <em>Dialogo di Torquato Tasso<\/em> \u00e8 la noia. \u201c[\u2026] Veramente per la noia non credo si debba intendere altro che il desiderio puro della felicit\u00e0; non soddisfatto dal piacere, e non offeso apertamente dal dispiacere.\u201d<a href=\"#_ftn32\">[32]<\/a> Come si pu\u00f2 fuggire dalla noia? I rimedi sono il sonno, l\u2019oppio e il dolore. L\u2019ultimo rimedio \u00e8 quello pi\u00f9 forte: \u201cl\u2019uomo mentre patisce, non si annoia per niuna maniera.\u201d<a href=\"#_ftn33\">[33]<\/a> Leopardi molto probabilmente allude alla sofferenza fisica che talvolta \u00e8 in grado a migliorare lo spirito (in quanto non permette attivit\u00e0 fisiche). Simili posizioni sulla forza creatrice della malattia si possono riscontrare anche nella <em>Montagna incantata<\/em> di Thomas Mann. Alla compagnia delle persone Tasso preferisce quasi \u201cfavellare in se stesso\u201d e gli riesce talmente bene che a tratti pensa di avere una \u201ccompagnia di persone in capo che stiano ragionando\u201d e di conseguenza si sente pi\u00f9 solo in compagnia che in solitudine.<a href=\"#_ftn34\">[34]<\/a><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"porfirio\">Dialogo di Plotino e di Porfirio<\/h2>\n\n\n\n<p>Leopardi conosce bene le opere di entrambi gli esponenti della <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/2020\/07\/29\/le-confessioni-di-agostino\/#plotino\" target=\"_blank\">filosofia neoplatonica<\/a>. Plotino (203\/05 \u2013 270) \u00e8 celebre per le sue <em>Enneadi<\/em>, mentre Porfirio (233\/34 \u2013 305 circa), che fu suo allievo, \u00e8 noto soprattutto per la sua <em>Vita di Plotino<\/em>. Sempre dopo la morte del maestro, egli scrisse anche il trattato <em>Astinenza dagli animali.<\/em> Come molti filosofi dell\u2019antichit\u00e0 Porfirio era vegetariano per motivazioni etiche (evitare la sofferenza degli animali). Fin qui la sua posizione \u00e8 condivisibile e denota sensibilit\u00e0 ma la sua astinenza riguardava anche il cibo in generale (piacere di gola) nonch\u00e9 il sesso (piacere del corpo). <em>L\u2019Astinenza dagli animali<\/em> contiene molte parti interessanti in cui Porfirio attribuisce intelligenza e sentimento a tutte le creature della terra, ma i suoi accanimenti esaltati contro tutti i piaceri fanno gi\u00e0 intravedere un disturbo mentale. Porfirio non ha fatto la fine del celebre matematico austriaco Kurt G\u00f6del, che mor\u00ec di fame per paura di essere avvelenato, ma il suo atteggiamento di evitare tutti i piaceri gli procur\u00f2 una grave crisi depressiva che lo spinse verso il suicidio. Plotino l\u2019aveva mandato in Sicilia per curarsi, era quindi a conoscenza delle sue intenzioni e Leopardi scrive il dialogo tra i due filosofi.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-medium\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"194\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Averroe_Porfirio-300x194.jpg\" alt=\"Monfredo de Monte Imperiali: Averro\u00e8 e Porfirio\" class=\"wp-image-1272 lazyload\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 300px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 300\/194;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Monfredo de Monte Imperiali: Dibattito tra Averro\u00e8 e Porfirio, Liber de Herbis, 14\u00b0 secolo<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Perch\u00e9 Porfirio voleva suicidarsi? \u201c[\u2026] ti dir\u00f2 che questa mia inclinazione non procede da alcuna sciagura che mi sia intervenuta, ovvero che io aspetti che mi sopraggiunga: ma da un fastidio della vita; da un tedio che io provo, cos\u00ec veemente, che si assomiglia a dolore e a spasimo.\u201d<a href=\"#_ftn35\">[35]<\/a> Porfirio non aveva quindi alcun problema reale per permettersi il lusso della depressione, peraltro autoindotta. Secondo Plotino il suicidio non \u00e8 lecito. \u201cAnzi, per dir meglio, \u00e8 l\u2019atto pi\u00f9 contrario a natura, che si possa commettere.\u201d<a href=\"#_ftn36\">[36]<\/a> Pensa che il suicidio \u00e8 contro natura anche in quanto nessun animale si suicida. Porfirio ammette che \u201cnon ha luogo negli altri animali il desiderio di terminar la vita;\u201d<a href=\"#_ftn37\">[37]<\/a> Per Plotino l\u2019infelicit\u00e0 di Porfirio \u00e8 invece fisiologica, perch\u00e9 \u201c[\u2026] sempre il presente, per fortunato che sia, \u00e8 tristo e inamabile: solo il futuro pu\u00f2 piacere.\u201d<a href=\"#_ftn38\">[38]<\/a> La stessa teoria del piacere l\u2019abbiamo gi\u00e0 incontrata nel <em>Dialogo di Torquato Tasso<\/em>. Secondo Plotino quelli che soffrono il suicidio e per i quali andrebbe evitato sono i congiunti, gli amici e tutte le persone colle quali siamo usati di vivere da gran tempo.<a href=\"#_ftn39\">[39]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine del <em>Dialogo di Plotino e di Porfirio<\/em>, il saggio Plotino offre all\u2019allievo il suo sostegno per affrontare la vita al meglio: \u201cViviamo, Porfirio mio, e confortiamoci insieme: non ricusiamo di portare quella parte che il destino ci ha stabilita, dei mali della nostra specie. S\u00ec bene attendiamo a tenerci compagnia l\u2019un l\u2019altro; e andiamoci incoraggiando, e dando mano e soccorso scambievolmente; per compiere nel miglior modo questa fatica della vita.\u201d<a href=\"#_ftn40\">[40]<\/a> Leopardi ragiona molto sul suicidio e lo menziona anche ne <em>La scommessa di Prometeo<\/em>: \u201c[\u2026] nessun altro animale fuori dell\u2019uomo, si uccide volontariamente esso medesimo, n\u00e8 spegne per disperazione della vita i figliuoli.\u201d<a href=\"#_ftn41\">[41]<\/a> Per istinto l\u2019uomo \u00e8 senz\u2019altro spinto a fuggire la morte e prolungare la vita il pi\u00f9 possibile. Nel <em>Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie<\/em> i morti risuscitano nello studio del celebre medico ed anatomista. Lui coglie l\u2019occasione per interpellarli sulla morte e loro affermano di aver sperato fino all\u2019ultimo istante, che avanzasse di vita un\u2019ora o due il che confermerebbe l\u2019opinione di Cicerone secondo la quale nessuno \u00e8 talmente decrepito che non si prometta di vivere almeno ancora un anno.<a href=\"#_ftn42\">[42]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Secondo Leopardi infatti pochi vecchi si suicidano, sono quasi sempre giovani perch\u00e9 con l\u2019et\u00e0 aumenta l\u2019amore e la cura per la vita. Sono poi celebri i passaggi sul suicidio dello Zibaldone: \u201cIl suicidio \u00e8 contro natura. Ma viviamo noi secondo natura? Non l\u2019abbiamo al tutto abbandonata per seguir la ragione?\u201d<a href=\"#_ftn43\">[43]<\/a> Il dilemma risiede proprio nel fatto che non viviamo pi\u00f9 secondo la natura come una volta ma secondo la ragione, che domina l\u2019et\u00e0 moderna. Leopardi paragona poi il suicidio con la medicina, entrambi non sono naturali e potrebbero rendersi indispensabili se l\u2019uomo non vivesse lontano dalla natura.<a href=\"#_ftn44\">[44]<\/a> Generalmente la posizione di Leopardi nei confronti del suicidio \u00e8 simile a quella di Arthur Schopenhauer, ci riflette a livello teorico ma non lo prende in considerazione per se stesso. Le riflessioni di Leopardi sul suicidio vanno lette nel constesto della sua epoca e non tengono ancora conto dei problemi che affliggono l&#8217;uomo moderno spinto verso il suicidio, magistralmente illustrate invece da Antonin Artaud nel saggio <em><a href=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/2019\/06\/13\/vincent-van-gogh-suicidato-della-societa\/#artaud\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Van Gogh. Il suicidato della societ\u00e0<\/a><\/em> del 1947.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Altri dialoghi<\/h2>\n\n\n\n<p>I cinque dialoghi che abbiamo analizzati sono stati scelti a caso, in verit\u00e0 ciascuno dei 24 dialoghi racchiude un universo. Nell\u2019<em>Elogio degli uccelli <\/em>Leopardi si rivela un osservatore sensibile della natura. Rispetta la natura e gli animali a tal punto da desiderare egli stesso di poter diventare un uccello per un poco di tempo: \u201cSono gli uccelli naturalmente le pi\u00f9 liete creature del mondo.\u201d<a href=\"#_ftn45\">[45]<\/a> \u201c[\u2026] io vorrei, per un poco di tempo, essere convertito in uccello, per provare quella contentezza e letizia della loro vita.\u201d<a href=\"#_ftn46\">[46]<\/a> Come tutte le menti fini ha grande considerazione per gli animali, ai quali attribuisce intelligenza e sentimento. Fu anche \u201cambientalista\u201d e si rese conto quanto fosse insalubre la vita nelle grandi citt\u00e0 come Londra o Madrid. <\/p>\n\n\n\n<p>Il <em>Dialogo della Natura e di un Islandese<\/em> viene sempre citato come esempio del pessimismo cosmologico di Leopardi, ma racchiude un messaggio molto importante. L\u2019islandese trova stolti gli uomini, \u201ci quali combattendo continuamente gli uni cogli altri per l\u2019acquisto di piaceri che non dilettano, e di beni che non giovano; sopportando e cagionandosi scambievolmente infinite sollecitudini, e infiniti mali, che affannano e nocciono in effetto; tanto pi\u00f9 si allontanano dalla felicit\u00e0 quanto pi\u00f9 la cercano.\u201d<a href=\"#_ftn47\">[47]<\/a> Ricorda un po\u2019 la vita che tanti conducono nei nostri giorni affanandosi per poter comprare cose che non servono. Chi non consuma i prodotti inutili del lavoro, ha tempo di pensare molto e di conseguenza non si lascia controllare da nessuno. Gi\u00e0 Socrate aveva capito al mercato che esistono numerose cose di cui egli non sente il bisogno.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"225\" data-src=\"https:\/\/www.centromimesis.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/Natura_Islandese.jpg\" alt=\"La cascata islandese \" class=\"wp-image-1671 lazyload\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 300px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 300\/225;\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"> La cascata islandese Sc\u00f3gafoss sul fiume Sk\u00f3g\u00e1a che proviene dal ghiacciaio Eyjafjallaj\u00f6kull <\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>L\u2019islandese risolve ritirandosi in solitudine. In verit\u00e0 il pessimismo di Leopardi non comporta la misantropia ma il contrario: \u201cLa mia filosofia, non solo non \u00e8 conducente alla misantropia, come pu\u00f2 parere a chi la guarda superficialmente, e come molti l\u2019accusano; ma di sua natura esclude la misantropia, di sua natura tende a sanare, a spegnare quel mal umore, quell\u2019odio [\u2026]\u201d<a href=\"#_ftn48\">[48]<\/a> Costituisce anzi il superamento della misantropia, visto che misantropo non \u00e8 colui che si ritira, ma chi sta ancora tra gli altri uomini: \u201cChi comunica poco cogli uomini, rade volte \u00e8 misantropo. Veri misantropi non si trovano nella solitudine, ma nel mondo: perch\u00e9 l\u2019uso pratico della vita, e non gi\u00e0 la filosofia, \u00e8 quello che fa odiare gli uomini. E se uno che sia tale, si ritira dalla societ\u00e0, perde nel ritiro la misantropia.\u201d<a href=\"#_ftn49\">[49]<\/a> Il rimedio contro la misantropia \u00e8 quindi l\u2019isolamento e il ritiro. Schopenhauer ha una visione simile ed \u00e8 dell\u2019avviso che una persona piena di spirito si diverte anche in solitudine immersa nei propri pensieri e nelle proprie fantasie mentre i deboli di spirito si annoiano anche nella societ\u00e0 e di fronte a tanti tipi di divertimenti. Chi riesce ad alimentare la propria mente non deve temere la solitudine e un sano distacco dalla moltitudine previene anche la misantropia quasi fisiologica.<\/p>\n\n\n\n<p>Leopardi rimarr\u00e0 sempre attuale perch\u00e9 era riuscito a scovare molte contraddizioni nei comportamenti umani. Nei <em>Pensieri<\/em> annota: \u201cNapoleone fu amatissimo dalla Francia, ed oggetto, per dir cos\u00ec, di culto ai soldati, che egli chiam\u00f2 carne da cannone, e tratt\u00f2 come tali.\u201d<a href=\"#_ftn50\">[50]<\/a> Per quanto assurdo, a distanza di secoli, i potenti ancora oggi sono venerati, indipendentemente a quanto male arrechino ai loro sudditi e la grande massa degli uomini continua a sottomettersi a loro senza battere ciglio, a strisciare ai loro piedi e a assecondarli in tutto e per tutto. Bramano che dall&#8217;alto gli vengano impartiti ordini per evitare di doversi scomodare a pensare, senza rendersi conto che la loro paura della libert\u00e0 non solo opprime gli altri ma sfocia nelle dittature. Non ci deve quindi stupire la tendenza alla misantropia di Leopardi e di tanti grandi pensatori. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-css-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Giacomo Leopardi: Operette morali. Milano: Mondadori, 1988. p. 255<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> \u201cE a casa, un\u2019altra maledizione: l\u2019asma, quelle grinfie che ho nei polmoni a ventitr\u00e9 anni, mi ha quasi soffocato e respiravo come un sacco di sabbia o di patate. Bestemmie. Ira di Dio. Chiss\u00e0 a sessant\u2019anni. (Cesare Pavese: Vita attraverso le lettere. Torino, Einaudi 1966, p. 102).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> Giacomo Leopardi: Zibaldone dei pensieri. In: Giacomo Leopardi. Opere Tomo II. Milano, Napoli: Riccardo Ricciardi Editore, 2006, p. 851 [4418], p. 870<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> Ovidio: Metamorfosi. Torino: Einaudi, 2015 [1979], p. 165<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> Leopardi, Operette morali, 51<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> Leopradi, Operette morali, 51<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a> Ibid, 52<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a> Ibid, 55<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a> Ibid, 55<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a> Ibid, 224<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref11\">[11]<\/a> Ibid, 226<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref12\">[12]<\/a> Cfr, Ibid, 235<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref13\">[13]<\/a> Ibid, 100<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref14\">[14]<\/a> Ibid, 102<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref15\">[15]<\/a> Ovidio, Metamorfosi, 79<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref16\">[16]<\/a> Leopardi, Operette morali, 104<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref17\">[17]<\/a> Ibid, 106<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref18\">[18]<\/a> Cfr. Leopardi, Zibaldone, 224 [814]<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref19\">[19]<\/a> Leopardi, Operette morali, 253<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref20\">[20]<\/a> Ibid, 253<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref21\">[21]<\/a> Cfr. Ibid, 253<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref22\">[22]<\/a> Leopardi, Zibaldone, p. 851 [4284], Firenze, 1 luglio 1827<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref23\">[23]<\/a> Torquato Tasso: Il Messaggiero. Dialogo del Signor Torquato Tasso al Sreniss. Sign. Vincenzo Gonzaga Principe di Mantoua &amp; di Monferrato. In Venetia Appresso Bernardo Giunti, e fratelli, MDLXXXII, I<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref24\">[24]<\/a> Torquato Tasso, Il Messaggiero, 5<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref25\">[25]<\/a> Leopardi, Operette morali, 107<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref26\">[26]<\/a> Ibid, 108<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref27\">[27]<\/a> Ibid, 109<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref28\">[28]<\/a> Ibid, 110<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref29\">[29]<\/a> Ibid, 111<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref30\">[30]<\/a> Leopardi, Zibaldone, 700 [3745], 21 ottobre 1823<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref31\">[31]<\/a> Cfr. Ibid, 83 [165] e 84 [167]<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref32\">[32]<\/a> Leopardi, Operette morali, 112<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref33\">[33]<\/a> Ibid, 112<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref34\">[34]<\/a> Cfr. Ibid, 113<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref35\">[35]<\/a> Ibid, 237<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref36\">[36]<\/a> Ibid, 243<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref37\">[37]<\/a> Ibid, 241<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref38\">[38]<\/a> Ibid, 248<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref39\">[39]<\/a> Cfr. Ibid, 250<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref40\">[40]<\/a> Ibid, 251<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref41\">[41]<\/a> Ibid, 99<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref42\">[42]<\/a> Cfr. Ibid, 160<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref43\">[43]<\/a> Leopardi, Zibaldone, 411 [1978\/79]<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref44\">[44]<\/a> Cfr. Ibid<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref45\">[45]<\/a> Leopardi, Operette morali, 192<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref46\">[46]<\/a> Ibid, 200<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref47\">[47]<\/a> Ibid, 116<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref48\">[48]<\/a> Leopardi, Zibaldone, [nr. 4428], 874f<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref49\">[49]<\/a> Giacomo Leopardi: Pensieri, Milano: RCS\/Fabbri, 2001, p. 124 (Pensiero LXXXIX)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><a href=\"#_ftnref50\">[50]<\/a> Leopardi, Pensieri, 111 (Pensiero LXXIV)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Analisi e commento di una selezione di dialoghi tratti dalle Operette Morali di Giacomo Leopardi, un capolavoro del grande filologo e poeta dell&#8217;Ottocento Introduzione Giacomo Leopardi \u00e8 una pietra miliare della letteratura italiana, un poeta sublime, un grande filologo e un pensatore originale di un\u2019immensa cultura classica. 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